L’ARTROSI E LE DIETE IPERPROTEICHE

Cari lettori,

Oggi parliamo dell’artrosi, una patologia degenerativa che colpisce tante persone spesso dopo i cinquant’anni, e di come l’alimentazione ne possa influenzare l’insorgenza.

Per artrosi ( o osteoartrosi ) si intende una patologia dell’articolazione di tipo cronico, degenerativo e progressivo.

Si caratterizza per:

  • Alterazione della cartilagine articolare,
  • Ossificazione di alcune sedi tipicamente cartilaginee,
  • Degenerazione della cartilagine e riduzione degli spazi articolari

Per quanto l’artrosi sia una patologia di tipo degenerativo, può accompagnarsi anche a stati infiammatori più o meno intensi e si distingue in due origini:

  • Artrosi primaria: è dovuta ad un’alterazione propria della cartilagine, dalle cause sconosciute o non ben identificabili. Insorge tra i 50 e i 60 anni, maggiormente nelle donne.
  • Artrosi secondaria: è attribuibile a traumi o ad altre malattie, come la malattia reumatica ed è localizzata in sedi ben definite .

I sintomi dell’artrosi sono il dolore, la limitazione del movimento del distretto articolare interessato e l’assunzione di vizi posturali conseguenti alla situazione che si è creata.

Non è sempre facile, tuttavia, classificare l’artrosi e la diagnosi non è sempre ben distinguibile da altre patologie.

E’ stato, però, riscontrato un ruolo importante nell’alimentazione, come co-fattore che può influenzare l’esordio dell’artrosi.

Dieta e Artrosi

I fattori predisponenti all’artrosi possono essere:

  • Generali: età (conseguente alterazione del PH del liquido lubrificante della cartilagine), ereditarietà, squilibrio ormonale (soprattutto degli estrogeni), obesità (per sovraccarico articolare), alterazioni metaboliche degli elettroliti  (come il calcio ed il fosforo) ed ambiente (clima, abitudini e lavoro).
  • Locali: distribuzione anomala del carico articolare ed alterazioni di altra natura patologica.

Queste condizioni sono in realtà prevenibili attraverso le corrette abitudini alimentari.

  • Innanzitutto, il controllo del peso garantisce, nel lungo termine, la conservazione dell’integrità cartilaginea articolare, la prevenzione degli infortuni e la possibilità di praticare attività fisica regolare. Il mantenimento di un peso corporeo normale diminuisce al minimo gli attriti articolari e, quindi, il dolore che ne deriva.
  • L’equilibrio di calcio e di fosforo, due oligoelementi importanti per la salute delle ossa, ne conservano l’integrità e mantengono le articolazioni in buono stato.
  • Occhio alle diete iperproteiche! Alcuni studi effettuati sul pH del liquido cartilagineo hanno dimostrato che la maggior acidità dovuta ad un introito maggiore di proteine (oltre il fabbisogno) contribuisce al precoce invecchiamento delle articolazioni, favorendone quindi i meccanismi che scatenano l’artrosi.

Attenzione, quindi, a tutti quegli integratori iperproteici che garantiscono muscoli d’acciaio o recuperi post-fatica in tempi da record: ricordiamo che la dose proteica raccomandata dipende dal tipo di persona e di attività fisica svolta ed andrebbe stabilita correttamente da un nutrizionista.

Le proteine, proprio per la loro conformazione biochimica, contengono azoto che viene smaltito dai reni, ma se si trovano in elevata quantità nel nostro organismo contribuiscono a rendere più acido il sangue.

L’acidità del sangue comporta l’insorgenza di uno stato infiammatorio latente nel nostro organismo, che può essere terreno fertile non solo di abbassamento delle difese immunitarie, ma anche di sofferenza articolare, con la comparsa di dolore e di limitazione dei movimenti.

Bilanciamo l’alimentazione con l’introduzione di cibi che neutralizzino l’acidità del sangue, come frutta (banane, per il magnesio, kiwi, per la vitamina C) o verdura, specie a foglia verde come la lattuga oppure i broccoli per l’alto contenuto in calcio.

Le nostre articolazioni ci ringrazieranno!

Fonte:

  • Igiene, medicina preventiva e sanità pubblica – Marinelli, Montemarano, Liguori, D’Amora – Piccin – pag 343
  • La cura naturale nell’artrosi – H. G. Schmidt – Hermes edizioni – pag 49:51
 
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ZERO CARBOIDRATI: I RISCHI PER LA SALUTE

Cari lettori,

Raccogliendo alcune esperienze di frequentatori di palestre, che decantano a gran voce gli effetti positivi delle diete a basso contenuto di carboidrati, ho pensato di chiedere lumi alla Madre Scienza circa i benefici tanto sottolineati da chi si sottopone a questi regimi alimentari.

Sono andata a curiosare un po’ nella storia degli ultimi anni e scopro che la fonte di tali diete è l’America (guarda caso), luogo in cui regna la cultura fisica che fonda le sue radici nell’immagine della ormai celebre Jane Fonda.

I primi regimi “low-carb”, ovvero a ridotto contenuto di carboidrati, sono la dieta Aktins, la Scarsdale e la South Beach: inizialmente nati tra gli anni ’80 e ’90 come alimentazioni sottoposte a diabetici e cardiopatici, ma poi ben presto inghiottiti dal mostro del marketing, molto potente negli USA, che li ha poi modificati e trasportati negli ambienti Fitness per renderli fruibili al maggior numero di appassionati del sudore.

La domanda che è sorta è: “Ma, a lungo andare, fanno bene queste diete?”

Ho trovato uno studio scientifico molto interessante, che revisiona in toto la “magia” del Sogno Americano e ci riporta con i piedi per terra, sottolineando i rischi per la salute a cui si va incontro, se le abitudini alimentari permangono a zero carboidrati.

Facciamo, quindi, una rapida carrellata insieme dei sintomi più rischiosi:

1. Sintomi iniziali e carenze vitaminiche

Gli effetti indesiderati a breve termine, indotti dalle diete low-carb sono: disidratazione, mal di testa, spossatezza, alterazione del tono dell’umore e – molto importante – riduzione dell’assorbimento di alcune vitamine. Tutto ciò porta, inevitabilmente, ad un alto tasso di abbandono da parte di chi si sottopone a questi regimi, pensando di dimagrire miracolosamente.

L’assorbimento del calcio, così caro alla salute delle nostre ossa, viene drasticamente ridotto, così come quello del ferro, del magnesio, del potassio e della vitamina B. 

A peggiorare le cose ci si mettono anche i disturbi gastrointestinali, tra cui la fa da padrona la stitichezza, che altro non è che il risultato dello squilibrio elettrolitico di potassio e magnesio, che, appunto, non vengono assorbiti correttamente dall’organismo.

Il tono dell’umore ne risente particolarmente: Talamo e Amigdala, i due centri fondamentali di produzione ormonale e di elaborazione delle emozioni, “viaggiano” a carboidrati. La conduzione dello stimolo neurologico è coadiuvata da un corretto apporto glicemico derivato dagli alimenti. Una sua drastica diminuzione si ripercuote sia sulla tonicità del Sistema Nervoso, sia sulla gestione degli stati emotivi.

2. Predisposizione ad alcune forme tumorali

Un gran numero di studi epidemiologici conferma la funzione protettiva di frutta, legumi e cereali integrali contro alcune delle forme tumorali più aggressive, fra le quali ricordiamo il cancro alla mammella, la neoplasia del colon retto, del pancreas e dei polmoni.

Per godere di questi benefici, correlati alla preziosa collaborazione delle sostanze antiossidanti, è necessario consumare ogni giorno una buona quantità di frutta, legumi, cereali integrali e vegetali.  Dal momento che le diete low-carb si associano ad un bassissimo consumo di questi cibi, è stato dimostrato che l’incidenza di queste patologie aumenta nei soggetti che assumono pochi carboidrati dalle fonti alimentari citate.

Alcuni studi hanno dimostrato che l’elevato consumo di carne, come dettato dalle diete low-carb, aumenta del 17% il rischio di contrarre il tumore al colon retto.

3. Diete low-carb e salute ossea

Tutti i regimi a basso contenuto di carboidrati aumentano l’acidità nel sangue, che è dovuta allo smaltimento delle proteine in alta quantità e, soprattutto, delle loro componenti azotate e solforiche (che fanno parte delle catene chimiche degli aminoacidi).

Come fa il corpo ad ovviare a questo inconveniente? Per riportare tamponare il pH sanguigno, viene promossa la mobilitazione di calcio dalle ossa e viene anche ridotto l’assorbimento di calcio dal rene (a causa dell’aumentata acidità sanguigna).

Il binomio tra mobilitazione di calcio dalla matrice ossea e ridotto assorbimento a livello renale può causare una maggior fragilità ossea, che, in alcuni casi, conduce a forme di osteoporosi precoce nella donna e ad un maggior rischio di fratture spontanee (vertebrali, del femore e del polso), che si verificano appunto senza un trauma diretto.

Non dimentichiamo, infine, che la maggior presenza di calcio nelle urine (ipercalciuria) predispone anche alla formazione di calcoli renali, che vengono a formarsi anche per l’elevato contenuto proteico.

Tirando le somme, si può concludere che un regime a zero carboidrati magari può essere sopportabile per 1 o 2 settimane dal nostro organismo, ma superato tale periodo-soglia vanno ad instaurarsi tutti quei meccanismi di difesa che portano a sintomi e patologie anche gravi.

A tutt’oggi, rabbrividisco di fronte a quegli istruttori energumeni palestrati che propongono ai loro clienti diete strampalate, senza alcune base scientifica, nè personalizzazione in base al tipo di soggetto che si trovano ad allenare. C’è da domandarsi se abbiano preso l’abilitazione alla professione del Personal Trainer direttamente da Topo Gigio!

Non mi stancherò mai di ripetere, agli operatori del settore ed ai fruitori di servizi di fitness, il mio pensiero:

Ogni persona è un mondo a sè e su tale costruiamo il benessere – Non in base alle mode, ma allo studio e alla professionalità!

Fonte:

(2006) A. Adam-Perrot, P. Clifton and F. Brouns.Low-carbohydrate diets: nutritional and physiological aspects. Obesity Reviews 7 (1), 49-58.

INSULINA, GLUCAGONE E CORTISOLO : GLI ORMONI DELLA ‘DIETA’ E DELL’ALLENAMENTO

Quando si parla di ‘dieta’, intesa come regime alimentare bilanciato, e di allenamento non si può tralasciare la scienza. In particolare, lo studio degli ormoni e del loro ruolo nell’ambito della fisiologia umana serve a far luce su alcuni aspetti importanti da considerare, soprattutto se l’obiettivo è quello di migliorare la propria forma fisica con una corretta maniera di alimentarsi e con un allenamento calibrato secondo le singole esigenze.

In questo articolo impariamo dunque a conoscere, tramite cenni di endocrinologia, i tre ormoni maggiormente implicati in un percorso alimentare e di fitness, e che ne determinano gli effetti finali.

Innanzitutto, definiamo il termine ‘ormone‘. Per ormone si intende quella molecola prodotta dagli organi dell’Apparato Endocrino (ipofisi, epifisi, ghiandole del surrene, pancreas), che viene secreta ed immessa nel sangue per giungere poi alle cellule bersaglio adatte ad assolvere il suo compito specifico. L’ormone ha la peculiare caratteristica di rimanere nel sangue, quindi all’interno del corpo umano, cosa che lo differenzia dalle altre sostanze secrete all’esterno del nostro organismo (sudore, lacrime etc.).

Il compito degli ormoni è quella di coordinare ed integrare le miriadi di funzioni svolte dai tessuti e dagli organi, ed è nota la compartecipazione del Sistema Nervoso Centrale (SNC) che dirige per buona parte tutti questi processi.

Alcune funzioni generali degli ormoni sono strettamente vitali, perciò non possono essere particolarmente influenzabili dall’ambiente esterno, pena la non sopravvivenza.

E’ il caso dei due ormoni, antagonisti fra di loro, INSULINA E GLUCAGONE.

Essi regolano il tasso glicemico nel nostro sangue, ovvero la concentrazione ideale di zuccheri in circolo per permettere un corretto funzionamento degli organi e, soprattutto, delle facoltà intellettive (cervello).

  • a) l’ Insulina: viene prodotta da una popolazione specifica di cellule del pancreas ed ha la funzione di favorire l’assorbimento degli zuccheri assunti con l’alimentazione. Essa promuove, quindi, il trasporto del glucosio dal sangue ai tessuti, dove poi si andrà a costituire il glicogeno sotto forma di scorta energetica (che abbiamo già visto nell’articolo sui macronutrienti della nutrizione).  In sostanza, l’insulina abbassa il tasso di zucchero nel sangue: è un ormone ipoglicemizzante.

Vi sono alimenti che stimolano, in forma massiccia o in forma più limitata, la secrezione di insulina: parliamo, in questo caso, di alimenti ad alto indice glicemico e di alimenti a basso indice glicemico.  In un regime alimentare volto alla diminuzione della Massa Grassa ed all’aumento della Massa Magra è importante optare per una scelta su alimenti a basso indice glicemico. Visto l’effetto ipoglicemizzante di questo ormone, alimenti che stimolino notevolmente la sua impennata non sono indicati in un programma alimentare bilanciato, perchè stimolano il senso di fame ed inducono a mangiare di più, con effetti indesiderati per la forma fisica.

Gli alimenti a basso indice glicemico, invece, favoriscono un lento rilascio di questo ormone, permettendo così un prolungato senso di sazietà.  Per elencarne alcuni: cereali integrali non raffinati come avena decorticata, orzo; frutta come mele, pere, fragole, frutti rossi; verdure crude, legumi come fagioli, ceci e lenticchie.

Gli alimenti ad alto indice glicemico, da limitare, sono invece: frutta come banane, cachi o uva; i dolci, il pane bianco, lo zucchero raffinato (saccarosio); la pasta raffinata,il riso bianco comune; legumi come il mais; patate e carote (soprattutto cotte).

  • b) Il Glucagone: è l’ormone antagonista dell’Insulina. Anch’esso prodotto da una popolazione specifica di cellule del pancreas, ha quindi la funzione opposta, che consiste nello scindere i depositi di glicogeno dal fegato per renderli subito disponibili e trasportabili immediatamente nel sangue.  Questa molecola interviene anche durante l’attività fisica e va a soddisfare le richieste di zucchero là dove necessita ( nei muscoli, per esempio). Collabora, alla sua funzione, con l’adrenalina ed è stimolato dal cortisolo, che ora affronteremo nelle prossime righe.

Ai fini di una corretta riuscita del piano alimentare, è necessario mantenere in equilibrio i tassi ormonali di Insulina e Glucagone: prolungato senso di sazietà ed efficienza nell’utilizzo delle scorte di zuccheri durante l’attività fisica.

Il terzo ormone che andiamo a conoscere più da vicino è il CORTISOLO.

  • Il cortisolo (definito anche come ormone steroideo glicoattivo) è un importante ormone prodotto nelle ghiandole surrenali. Questa regione anatomica, dalla strana forma a ‘cappuccio’, posta sopra i reni, è distinta in due regioni: la corteccia e la midollare del surrene. Il cortisolo viene prodotto nella regione della corteccia surrenalica.

Definito spesso dagli studiosi come l’ “ormone dell’adattamento“, il cortisolo è implicato nella formazione di glicogeno (i ‘pacchettini’ di zucchero) nel fegato, a partire dalle proteine (più precisamente dai mattoncini che le costituiscono, gli aminoacidi). Purtroppo, questo effetto viene realizzato maggiormente a spese delle proteine presenti nei muscoli, ai fini di garantire una costante presenza di glucosio nel corpo umano, anche non strettamente dipendente dalla saltuarietà dell’alimentazione. Ecco, quindi, che si verifica il fenomeno della deplezione delle proteine muscolari, così care agli sportivi ed a coloro che mirano ad un aumento della massa muscolare.

Quando si verifica un aumento del tasso di cortisolo?

Spesso, in tutte le situazioni che generano una risposta ad uno stimolo di stress proveniente dall’ambiente esterno (un allenamento troppo prolungato o troppo intenso, stress emotivi come paura e fuga oppure stati infiammatori acuti). E’ stato dimostrato come il cortisolo influisca in senso positivo contro i processi di tipo infiammatorio.

Una stimolazione fisiologica di cortisolo si verifica, quindi, in fasi acute e non durevoli, ma è importante sottolineare che stress ripetuti come continui allenamenti intensi, alimentazione non adeguata o povera in proteine, situazioni emotive critiche tendenti a ripetersi nel tempo, possono cronicizzare la maggior produzione di questo ormone, con effetti non gradevoli sui muscoli e sulla Massa Magra. Ricordiamo, infine, che per ‘Massa Magra, vegono intesi anche: ossa, tendini, tessuto connettivo. Il cortisolo si serve delle proteine dei muscoli e della componente magra del nostro organismo per creare le scorte di zuccheri da immaggazzinare nel fegato.

Per ultimo, il cortisolo ha effetti indiretti ma favorenti il rilascio di adrenalina e glucagone, in tutte quelle situazioni di aumentata necessità di zuccheri prontamente disponibili nel sangue e di grassi che vengono mobilizzati per mezzo dell’intervento dell’adrenalina: questo processo si verificava quotidianamente nei nostri parenti antenati preistorici durante la caccia delle belve per procurarsi il cibo. La fase di ‘fuga’ dal nemico ed il rischio di essere egli stesso preda delle belve cacciate, innescava il meccanismo della scissione degli zuccheri e dei grassi in questi provetti corridori.

Ecco perchè il cortisolo viene definito come l’ormone dello stress o dell’adattamento: proprio perchè la sua funzione è tipicamente ancestrale e da lei dipendeva la sopravvivenza del nostro amico homo neanderthalensis.

Morale: Mangia bene e fai movimento. E’ scritto nella scienza.

In fondo, nulla di nuovo, vero?

Fonte:

McArdle Wd, Katch FI, Katch VL Exercise Physiology Ed IV, Williams&Wilkins, 1996

Galluccio A, Fasana L Introduzione all’Endocrinologia Vol I e II, Appunti Monografici, 2011-2102

I CAPISALDI DELLA CORRETTA ALIMENTAZIONE

L’alimentazione è forse uno tra gli argomenti più discussi negli ultimi decenni ed attira un numero sempre maggiore di persone, dal soggetto che vuole dimagrire, a chi vuole sentirsi meglio, allo sportivo che vuole migliorare la performance.

Internet e riviste fanno a gara per pubblicare la dieta più in voga del momento, duellando a suon di visualizzazioni o di copie vendute. Ma siamo sicuri che le informazioni divulgate siano sempre rispettose della scienza e della fisiologia umana?

Qualcuno, tanti anni fa, scrisse: “Lascia che il cibo sia la tua medicina”, e di certo aveva centrato uno dei capisaldi del corretto modo di nutrirsi, secondo cui ciò che introduciamo al nostro interno può essere foriero o meno di malattie. Tutto dipende da che uso e consumo facciamo del cibo a nostra disposizione.

Niente di più vero in questa affermazione. Impariamo, quindi, a conoscere i pilastri su cui si basa la corretta alimentazione, per poi inquadrarli in un approccio globale più ampio di benessere della persona.

I Macronutrienti: Sono le sostanze fondamentali presenti negli alimenti. Vediamole una per una.

  • Le proteine: Costituiscono il “mattone” del nostro organismo. Hanno, perciò, funzione plastica e di ricostruzione dei tessuti. Collaborano anche alla rigenerazione cellulare notturna, costituiscono gli acidi nucleici del nostro patrimonio genetico (il DNA), e sono anche responsabili dell’accelerazione di alcuni processi biochimici nel nostro organismo (enzimi). Il loro ruolo è fondamentale e va a braccetto con uno degli ormoni più importanti del nostro organismo, il GH (o ormone della crescita, somatotropina), specie per quanto riguarda i processi di ricostruzione muscolare (tanto caro agli sportivi).
  • I carboidrati o glucìdi: Hanno fondamentalmente due funzioni principali.

a) Deposito: Vengono depositati in gran parte nel fegato come “pacchettini” di glicogeno, che vengono poi liberati in caso di aumentato fabbisogno (esercizio fisico intenso e prolungato, liberazione di adrenalina e noradrenalina che attivano i meccanismi di “allarme” del nostro organismo, associati ad aumento di sudorazione, ritmo respiratorio e battiti cardiaci).

b) Pronto utilizzo: Albergano anche nei muscoli, per cooperare al processo della contrazione muscolare insieme alle proteine muscolari actina e miosina. In caso di aumentato fabbisogno, vengono disgregati dal muscolo per essere riconvertiti nella forma più semplice di zucchero utilizzabile immediatamente dall’organismo in caso di emergenza. Costituiscono, perciò, insieme ai grassi, il carburante (la benzina) del nostro corpo.

  • I grassi o lipìdi.  Anche per questo macronutriente ricordiamo una funzione di deposito ed una di utilizzo.

a) Deposito: I lipìdi si trovano all’interno degli adipociti (le cellule dei grassi) come deposito, con le funzioni principali di: mantenimento della temperatura corporea a 35-36° in tutte le condizioni atmosferiche, protezione dai traumi e, nella donna, protezione del feto durante i 9 mesi di gestazione. Se depositati entro limiti normali, la loro funzione è assolutamente fisiologica e necessaria.

b) Pronto utilizzo: Esistono anche i grassi intramuscolari. Biopsie effettuate su fibre muscolari di maratoneti professionisti hanno evidenziato la presenza di grassi intramuscolari pari a tre volte superiori rispetto a soggetti non praticanti sport agonistico. Questo fattore ha dimostrato la notevole funzione energetica dei grassi, che veniva sfruttata in larga parte dai corridori di lunghe distanze, come meccanismo di ultima difesa ed adattamento dell’organismo, una volta finite le scorte di glicogeno (zuccheri) intramuscolare.   1 gr di grasso, infatti, brucia 9 kcal contro le 4 kcal di carboidrati e proteine. Questo dimostra come, in effetti, bruciare un grammo di grasso abbia un costo energetico nettamente maggiore.

Quindi lipìdi non solo sotto forma di deposito sottocutaneo, ma anche come risorsa di energia importantissima.

I Micronutrienti: Sono rappresentati dalle vitamine e dai sali minerali, le cui numerosissime funzioni non affronteremo in questa sezione.

Ricordiamo, tra i più importanti, la Vitamina C (acido ascorbico), per le sue funzioni antinfiammatorie e riparative specie a livello cellulare, la Vitamina B (riboflavina) per le sue funzioni di miglior sfruttamento dell’energia, specie a livello muscolare, il Potassio ed il Sodio per la loro funzione fondamentale di regolazione dell’equilibrio elettrolitico tra ambiente fuori della cellula ed ambiente dentro la cellula. Sodio e Potassio, se ben in equilibrio tra di loro, regolano il meccanismo di scambio cellulare tra l’eliminazione delle sostanze di scarto dalla cellula e l’assunzione delle sostanze di nutrimento utili.  Squilibri di sali minerali possono portare anche a quadri di disidratazione importanti, perciò è bene sempre tenerli sotto controllo, specie se si svolge attività fisica intensa con abbondante sudorazione.

Un regime alimentare corretto e bilanciato deve tener presente di tutti i capisaldi indicati.

E’ impensabile proporre un regime alimentare “disintossicante” quando vengono a mancare le proteine oppure i carboidrati, proprio perchè ne abbiamo visto le funzioni fondamentali per la vita.

Non me ne vogliano i dietologi più “in voga” al momento, con rating delle copie dei loro libri alle stelle, ma la scienza umana e la biochimica si basano su regole “Gold Standard” mai confutate finora da alcuno studioso della materia.

Vogliamo stare bene e sentirci bene? Un consulto da un nutrizionista esperto soprattutto della salute farà luce tra i dubbi e le domande che affollano le nostre menti, indicandoci la strada alimentare migliore da seguire secondo le nostre reali necessità.

Un esperto di attività fisica e corretto movimento farà sì che libereremo endorfine sane, con anche un ringraziamento da parte del tono dell’umore che ne gioverà in meglio.

Qualcuno scriveva, tanti anni fa: “Mens sana in corpore sano” …

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LE DIETE “FAI DA TE” SONO DANNOSE

L’estate è arrivata, ed il mercato fitness/benessere/diete fiorisce in tutto il suo splendore sotto l’ombrellone.

Vai a comprare il quotidiano e ti imbatti subito nei vari periodici femminili sui quali campeggia, trionfante, la scritta “LA DIETA VELOCE PER L’ESTATE”.  Per non parlare della “Dieta del Peperone”, la “Dieta del Frullato”, la “Dieta a Zero Carboidrati” perchè così ti sgonfi e la cellulite magicamente sparisce.

Anni e anni di studi della Fisiologia Umana, Premi Nobel compresi, sembrano sparire come le scritte sulla sabbia con un semplice colpo di vento.

Ma è davvero così? Perchè tante donne, a partire dalla fine di maggio, si affannano per provare l’ultima dieta alla moda che, in nemmeno due mesi, farebbe perder loro l’adipe accumulato in mesi di inattività e di aperitivi à go go?

Perchè, parliamoci, chiaro: poche persone vanno d’accordo con la costanza, soprattutto quella da investire per una sana attività fisica, utile al mantenimento di un buono stato di salute generale.  Non parliamo poi di un’alimentazione bilanciata: cos’è questa sconosciuta?

Assisto quotidianamente a racconti femminili sull’alimentazione quotidiana “regolare” (cioè da fame) dal lunedì al venerdì, salvo poi sfociare in banchetti luculliani da venerdì sera a domenica sera compresa. Pasti da nababbi supportati dalle scuse più articolate (feste, compleanni, battesimi, cresime, suoceri, fidanzati, mariti, vacanze..).

Il lunedì via libera al senso di colpa che grava come un macigno sulla già instabile autostima femminile ormone-dipendente.  Tutti ai blocchi di partenza con diete da fame “disintossicanti” a base di solo frutta e verdura (e le proteine? e i grassi?), oppure con regimi alimentari “inventati” dall’amica che è scesa di 5 kg di peso nell’arco di tre giorni con la nuova dieta a zero carboidrati (peccato per l’umore: giriamo al largo!).

Tutto questo panegirico si ripete ogni settimana, durante i 50-60 giorni che precedono le tanto agognate ferie estive e la famigerata “prova costume”.

Ma cosa dicono l’anatomia e la fisiologia? 

Salvo far rivoltare nella tomba i maggiori studiosi del corpo umano di tutti i tempi, gli studi universalmente riconosciuti attestano che il fegato (guarda un po’) è il maggior elaboratore di zuccheri nel corpo umano, con una delle sue funzioni principali che consistono nell’accumulo – sotto forma di scorta – di glicogeno, ovvero tanti “pacchettini” di glucosio (=zucchero) uniti fra di loro. Questo zucchero viene poi liberato in caso di aumentato fabbisogno, per non essere degradato dai muscoli, cosa che prevede a livello metabolico una via più tortuosa e meno “cara” al nostro organismo.

Poi c’è il Signor Cervello: il Comandante supremo, la centralina elettrica di tutte le reazioni chimico-fisiche  del nostro organismo. Come funziona il fegato? Con quale benzina? Ma con gli zuccheri ovviamente… La conduzione nervosa tra neuroni è dettata anche dalla presenza di zuccheri, pena problemi alle guaine mieliniche che rivestono le fibre nervose.

Il Cuore, il motore della vita: Guarda un po’, è un muscolo! Cosa fa contrarre un muscolo? Zuccheri, ATP (=energia), fosforo, miosina-actina (ponti proteici all’interno della fibra muscolare).

La triade Fegato-Cervello-Cuore è quella che ci mantiene in vita.

Noi vogliamo fare le diete da fame prima di arrostirci sotto il sole o prima di far schiattare d’invidia l’amica-nemica. Poi ci abbuffiamo appena la competizione estiva viene lavata via con i primi acquazzoni di fine agosto.

Ha davvero un senso tutto ciò? Immagine