L’ARTROSI E LE DIETE IPERPROTEICHE

Cari lettori,

Oggi parliamo dell’artrosi, una patologia degenerativa che colpisce tante persone spesso dopo i cinquant’anni, e di come l’alimentazione ne possa influenzare l’insorgenza.

Per artrosi ( o osteoartrosi ) si intende una patologia dell’articolazione di tipo cronico, degenerativo e progressivo.

Si caratterizza per:

  • Alterazione della cartilagine articolare,
  • Ossificazione di alcune sedi tipicamente cartilaginee,
  • Degenerazione della cartilagine e riduzione degli spazi articolari

Per quanto l’artrosi sia una patologia di tipo degenerativo, può accompagnarsi anche a stati infiammatori più o meno intensi e si distingue in due origini:

  • Artrosi primaria: è dovuta ad un’alterazione propria della cartilagine, dalle cause sconosciute o non ben identificabili. Insorge tra i 50 e i 60 anni, maggiormente nelle donne.
  • Artrosi secondaria: è attribuibile a traumi o ad altre malattie, come la malattia reumatica ed è localizzata in sedi ben definite .

I sintomi dell’artrosi sono il dolore, la limitazione del movimento del distretto articolare interessato e l’assunzione di vizi posturali conseguenti alla situazione che si è creata.

Non è sempre facile, tuttavia, classificare l’artrosi e la diagnosi non è sempre ben distinguibile da altre patologie.

E’ stato, però, riscontrato un ruolo importante nell’alimentazione, come co-fattore che può influenzare l’esordio dell’artrosi.

Dieta e Artrosi

I fattori predisponenti all’artrosi possono essere:

  • Generali: età (conseguente alterazione del PH del liquido lubrificante della cartilagine), ereditarietà, squilibrio ormonale (soprattutto degli estrogeni), obesità (per sovraccarico articolare), alterazioni metaboliche degli elettroliti  (come il calcio ed il fosforo) ed ambiente (clima, abitudini e lavoro).
  • Locali: distribuzione anomala del carico articolare ed alterazioni di altra natura patologica.

Queste condizioni sono in realtà prevenibili attraverso le corrette abitudini alimentari.

  • Innanzitutto, il controllo del peso garantisce, nel lungo termine, la conservazione dell’integrità cartilaginea articolare, la prevenzione degli infortuni e la possibilità di praticare attività fisica regolare. Il mantenimento di un peso corporeo normale diminuisce al minimo gli attriti articolari e, quindi, il dolore che ne deriva.
  • L’equilibrio di calcio e di fosforo, due oligoelementi importanti per la salute delle ossa, ne conservano l’integrità e mantengono le articolazioni in buono stato.
  • Occhio alle diete iperproteiche! Alcuni studi effettuati sul pH del liquido cartilagineo hanno dimostrato che la maggior acidità dovuta ad un introito maggiore di proteine (oltre il fabbisogno) contribuisce al precoce invecchiamento delle articolazioni, favorendone quindi i meccanismi che scatenano l’artrosi.

Attenzione, quindi, a tutti quegli integratori iperproteici che garantiscono muscoli d’acciaio o recuperi post-fatica in tempi da record: ricordiamo che la dose proteica raccomandata dipende dal tipo di persona e di attività fisica svolta ed andrebbe stabilita correttamente da un nutrizionista.

Le proteine, proprio per la loro conformazione biochimica, contengono azoto che viene smaltito dai reni, ma se si trovano in elevata quantità nel nostro organismo contribuiscono a rendere più acido il sangue.

L’acidità del sangue comporta l’insorgenza di uno stato infiammatorio latente nel nostro organismo, che può essere terreno fertile non solo di abbassamento delle difese immunitarie, ma anche di sofferenza articolare, con la comparsa di dolore e di limitazione dei movimenti.

Bilanciamo l’alimentazione con l’introduzione di cibi che neutralizzino l’acidità del sangue, come frutta (banane, per il magnesio, kiwi, per la vitamina C) o verdura, specie a foglia verde come la lattuga oppure i broccoli per l’alto contenuto in calcio.

Le nostre articolazioni ci ringrazieranno!

Fonte:

  • Igiene, medicina preventiva e sanità pubblica – Marinelli, Montemarano, Liguori, D’Amora – Piccin – pag 343
  • La cura naturale nell’artrosi – H. G. Schmidt – Hermes edizioni – pag 49:51
 
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CATTIVA DIGESTIONE? IL COLPO DI FRUSTA UNA DELLE CAUSE

Uno dei sintomi più comuni che si riscontra tra le persone è la cattiva digestione, ovvero la cosiddetta dispepsia.

Per dispepsia si intende un rallentato svuotamento gastrico dopo i pasti, associato a sensazione di gonfiore all’addome, precoce senso di sazietà e talora eruttazioni e dolore nell’area dello stomaco.

Tale sintomo frequentissimo poggia le sue origini su condizioni patologiche che lo scatenano, come per esempio il reflusso gastroesofageo (reflusso di materiale acido dallo stomaco in esofago), oppure la gastrite (infiammazione della mucosa dello stomaco, dovuta a fattori aggressivi come caffè, fumo o alcool).

Per questa ragione, i medicinali antiacido la fanno da padroni nella popolazione: zittiscono il sintomo, talvolta però senza indagarne la causa.

L’Osteopatia – disciplina medica manuale che si occupa del riequilibro dell’organismo in toto tramite manipolazioni muscoloscheletriche e tessutali – va a fondo e, possibilmente, rinunciando all’ausilio di farmaci, indaga sull’origine dei sintomi che i pazienti riportano durante la seduta.

Si è visto che una delle cause frequenti che portano cattiva digestione è il colpo di frusta, sia esso recente o anche di vecchia data. Perchè proprio il colpo di frusta?

Consideriamo inizialmente la situazione dal punto di vista dell’organo più coinvolto nel colpo di frusta: il fegato.

Il fegato è posto nella parte superiore dell’addome, in parte appena sotto le ultime costole di destra e ricopre la parte finale dello stomaco e la parte iniziale del duodeno. E’ “appeso” al diaframma tramite tre legamenti fibrosi (due laterali ed uno centrale) che ne costituiscono uno dei mezzi di fissità.

I due legamenti laterali, però, ne conservano anche una determinata mobilità, favorendone una bascula in avanti e indietro. E’ interessante considerare come la mobilità di ogni organo venga conservata, perchè favorisce un miglior afflusso di sangue alla sua parete che ne definisce il buono stato di salute.

Durante il colpo di frusta il corpo subisce una brusca spinta indietro seguita da un’altra, più forte, di contraccolpo in avanti. La prima fase dell’incidente porta il collo in forte estensione all’indietro, mentre la seconda fase costringe la cervicale ad una brusca flessione in avanti e fissa il fegato in alto sotto il diaframma, diminuendone di molto la mobilità.

E’ così che i due legamenti laterali sospensori del fegato si trovano accorciati in uno stato di forte tensione che mantiene il fegato eccessivamente “incastrato” sotto il diaframma.

Risultato: Una ridotta mobilità del fegato comporta una ridotta vascolarizzazione d’organo, un suo drenaggio diminuito e, a lungo andare, può influenzare negativamente sulla produzione di bile sia da parte del fegato stesso, che da parte della colecisti che è applicata proprio sotto la parete inferiore del fegato.

La bile, infatti, concorre, insieme ai succhi secreti dal pancreas, alla emulsione dei grassi assunti con gli alimenti ed alla ulteriore scissione delle proteine nei loro mattoni costitutivi (gli aminoacidi). La cattiva digestione è anche dovuta ad un’alterazione di queste delicate reazioni biochimiche che avvengono nell’apparato digerente.

Se avete subito un colpo di frusta, affidatevi ad un Osteopata, che potrà controllare lo stato di salute dei vostri organi interni, ed in particolar modo di fegato e colecisti.

Magari vi troverete a non dover più assumere antiacidi e starete bene in maniera naturale!