L’ALLENAMENTO DEI 7 MINUTI: BUFALA O SALUTE?

Cari lettori,
Eccomi di nuovo tornata a scrivere sul mio blog dopo alcuni mesi di assenza.
Chi mi conosce di persona sa che sto per affrontare l’ultimo step prima della mia Laurea in Osteopatia presso l’Istituto Superiore di Osteopatia (ISO) di Milano.
Negli ultimi mesi ho dovuto sostenere parecchi esami che mi hanno tenuta lontano dal blog. Tuttavia, vedo con piacere che il mio web magazine è seguito e letto da molti e vi ringrazio di cuore.

Bene, ritorno a voi introducendo oggi un argomento che mi è stato sottoposto da una mia Cliente che alleno regolarmente a Milano: L’allenamento dei 7 minuti.

Che diavoleria mediatica sarà questa? Mi domando. Successivamente, tornata nel mio studio, mi metto a ricercare articoli ed evidenze scientifiche su questo nuovo metodo d’allenamento all’avanguardia, che, guarda caso, sbarca in Italia direttamente dagli Stati Uniti.

Questo metodo d’allenamento consiste nell’eseguire “12 esercizi proposti, completati ognuno in 30 secondi e in una determinata sequenza. Questi esercizi vanno intervallati da un breve periodo di riposo di circa 10 secondi.” (Corriere della Sera, 17 maggio 2014).
La base scientifica sarebbe caratterizzata dall’allenamento a circuito ad alta intensità (High Intensity Training) proposto dagli studiosi Chris Jordan e Brett Klika che hanno pubblicato una ricerca sull’American College Health&Fitness Journal, ripresa e riveduta poi dal New York Times.

Il Corriere cita: “Il segreto sta nell’ordine col quale si completano gli esercizi: all’esercizio per i muscoli dell’arto superiore (flessioni) segue quello per i muscoli dell’arto inferiore come gambe e glutei (piegamenti delle ginocchia). Ciò significa che i due gruppi muscolari non sono mai attivi nello stesso momento e possono «riposare» quando non sono coinvolti dal lavoro d’allenamento. Lo stesso principio viene applicato anche per gli esercizi che interessano il sistema cardiovascolare.”
L’intero allenamento viene così completato in 7 minuti.

E qui veniamo al bello: niente più corsa/nuoto/bicicletta? Finita l’era del tapis roulant in palestra?
A quanto pare, a detta degli Americani, sì. Si tende a contrarre i tempi e ad ottimizzare l’allenamento in 12 esercizi svolti tutti, però, alla massima intensità e alla soglia del dolore.

Ma, posto che un allenamento per definirsi efficace a livello del sistema cardiovascolare e muscoloscheletrico abbia bisogno di una sua gradualità, durata e costanza, pensate che questo metodo proposto sia davvero così efficace?

Nell’articolo del Corriere per fortuna interviene un esperto in Medicina dello Sport, Gianfranco Beltrami, che avverte: ” Le linee guida internazionali sono concordi nell’identificare un minimo di trenta minuti al giorno per cinque giorni alla settimana di attività aerobica e due seduti settimanali per l’attività di tonificazione muscolare». Quindi attenzione ai fanatismi mediatici.
“Ovviamente, continua Beltrami, “non tutti sono in grado di svolgere questo tipo di programma ad alta intensità, pensiamo alla persona anziane, obese o affette da cardiopatie, a che non hanno una perfetta efficienza dell’apparato muscoloschelettrico per problemi muscolari, alla colonna vertebrale o alle articolazioni.»

Aggiungo che se si pensa, per pigrizia, di cavarsela con 7 minuti giornalieri di allenamento ad alta intensità tanto per dire “Mi sono allenato”, meglio non fare nulla. Un allenamento del genere non solo è controproducente a livello fisico (cardiaco, vascolare e muscoloscheletrico), ma lo è anche a livello psicologico, perchè di fatto, poche persone sono disposte a sopportare per lungo tempo il dolore. Non è nella nostra natura umana ricercare la sofferenza.

Ma perchè, allora, tale metodo si sta espandendo a macchia d’olio anche in Europa?
Cliccate su Google l’applicazione gratuita per cellulari : “The seven minute workout” e capirete perchè.

Ma, scusate, l’allenamento non doveva essere salute e prevenzione? Cosa c’entrano cellulari ed applicazioni gratuite in tutto ciò?

Alla prossima!

http://www.corriere.it/salute/13_maggio_17/esercizi-forma-fisica-prova-costume_cbc2b07c-bec9-11e2-be2c-cd1fc1fbfe0c.shtmlRunning Outdoor

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ADDOMINALI E “PANCETTA”

Cari lettori,

Ritorno con un nuovo articolo, dopo che ho investito un po’ di tempo a leggervi sui vari social networks e a raccogliere informazioni circa i falsi miti del fitness.

Il tema di oggi riguarda la famigerata “pancetta” e gli addominali.

Proprio ieri mi sono imbattuta in una conversazione su Facebook in cui il dubbio era: “Ho un po’ di pancetta che non se ne va: Addominali sì o addominali no? Dimagrirò?”

Facciamo un po’ di chiarezza su tre punti: 1. La “pancetta” , 2. La funzione dei muscoli addominali, 3. Il dimagrimento e come ottenerlo .

1. LA “PANCETTA”

I tanto odiati “rotolini” sull’addome o sui fianchi, che tornano a farla da padroni con l’approssimarsi della bella stagione, possono avere cause che non riguardano solo l’accumulo di adipe.

Se l’accumulo è particolarmente localizzato sul basso ventre (specie nelle donne) queste possono essere le cause:

  • Cicatrici da operazioni all’addome (taglio cesareo, appendicectomia, laparoscopia)
  • Intolleranze alimentari
  • Gonfiori addominali per predisposizione al meteorismo (aria nell’addome)
  • Stitichezza
  • Disordini digestivi

Se l’accumulo è un po’ più diffuso sul ventre, queste possono essere le cause:

  • Squilibri posturali per iperlordosi (la cosiddetta “pancetta posturale”)
  • Squilibri di pressione addominale per un modo errato di respirare (più di petto e meno di “pancia”)
  • Tensioni addominali dovute ad aderenze per cicatrici oppure a scarsa mobilità dei visceri addominali (fegato, stomaco, intestino)

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2. IL RUOLO DEI MUSCOLI ADDOMINALI

  • Studiamo un po’ di anatomia: I muscoli addominali, nella forma dei due retti anteriori, originano a livello del punto più inferiore dello sterno e dalle ultime cartilagini costali. Si portano in basso e si inseriscono con i loro tendini sul pube. Hanno un unico fascio di fibre longitudinali che vanno dall’alto al basso.  Permettono i movimenti di flessione in avanti del tronco.

QUINDI: NON ESISTONO IN ANATOMIA ADDOMINALI “ALTI” E “BASSI”!

  • Muscoli addominali profondi, che costituiscono il torchio addominale: Sono i muscoli trasversi

Originano a livello della colonna lombare, si portano in avanti e si chiudono al di sotto dei due retti per mantenere in sede gli organi dell’addome.

Sono reclutati: durante la defecazione, durante un colpo di tosse, durante uno starnuto e nella fase espulsiva del parto naturale.

Hanno funzione di sostegno della colonna per salvaguardare i dischi intervertebrali e chiudono in avanti la cintura addominale

NON FANNO DIMAGRIRE!

  • Muscoli addominali obliqui: Originano dalle coste posteriormente ed anteriormente e si fissano al bacino.

Hanno anch’essi funzione di sostegno e collaborano ai movimenti di inclinazione laterale ed anteriore del busto. Evitano torsioni eccessive delle vertebre lombari che potrebbero danneggiare i dischi intervertebrali.

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3. IL DIMAGRIMENTO

Per dimagrimento si intende una diminuzione della Massa Grassa, correttamente stimata tramite plicometria oppure impedenziometria (due metodiche in uso utilizzate dai nutrizionisti per verificare gli andamenti di un piano alimentare e di attività fisica).

NON ESISTE IN NATURA IL DIMAGRIMENTO LOCALIZZATO (faccio gli addominali e dimagrisco sulla pancia)

Alla diminuzione graduale della Massa Grassa deve far fronte un aumento della Massa Magra (tra cui anche i muscoli), che si ottiene solamente abbinando attività aerobica (nuoto, bici, corsa, camminata sostenuta) a giorni di allenamento con i pesi, programmati da personale esperto e monitorati nel tempo.

L’alimentazione finalizzata al dimagrimento deve sottostare ad un diminuito introito calorico, compensato da un maggior dispendio energetico fornito dall’attività fisica costante.

Il “dimagrimento” sarà ottenuto alla fine da una differenza tra calorie spese e calorie introitate con l’alimentazione.

Non ci sono altre strade o “scorciatoie” scientificamente riconosciute.

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“MODE” E SCIENZA = IL BINOMIO IMPERFETTO

Alla prossima!

ERNIA DEL DISCO E ADDOMINALI

Video

Cari lettori,
oggi parliamo di addominali e di ernia del disco.

In questo video vi presento una proposta di esercizi per gli addominali adatta a coloro che soffrono di ernia del disco, associata anche a mal di schiena.

La maggior parte delle ernie discali si presenta a livello lombare (ovvero a livello della bassa schiena) e, se in fase acuta, costringono molte persone a letto.
Il dolore spesso è intenso, può irradiarsi al gluteo o a tutta la gamba fino a raggiungere il piede nei casi più gravi.

Il trattamento delle ernie lombari, quando non incidano nettamente sulla qualità della vita, può essere di tipo conservativo, ovvero includere trattamenti fisioterapici, osteopatici, oppure esercizi mirati che possano aiutare a gestire meglio questa condizione.

Gli esercizi per gli addominali non sono adatti a tutti e non tutti possono eseguirli allo stesso modo.
Chi soffre di ernia del disco può avere dolore durante il chinarsi oppure mentre porta il busto in avanti o indietro.
Ecco perchè risulta di fondamentale importanza proporre una serie di esercizi specifici per le persone che sono afflitte da ernia discale.

A questo proposito è utile fare una premessa.

Analizziamo meglio i muscoli addominali, dal punto di vista anatomico e funzionale.

Gli addominali sono suddivisi in:

  • Muscolo trasverso dell’addome

Ha origine, indirettamente dalla colonna lombare tramite la fascia toraco-lombare, si porta poi in avanti, profondamente a livello dell’addome ed ha la funzione di contenere i visceri (intestino, vescica etc). Oltre a questo, è un muscolo cosiddetto espiratore accessorio, perchè partecipa durante la espirazione forzata (per esempio durante la fase espulsiva del parto) .

Il retto dell’addome è la parte più profonda dei muscoli addominali, perchè è quella che si pone maggiormente in relazione con gli organi interni (stomaco, fegato, intestino etc.)

  • Muscolo retto dell’addome

Ha origine dalla parte più inferiore dello sterno e si inserisce alle ossa del pube, con due unici fasci di fibre e decorso verticale.  La sua funzione è quella di inclinare il busto in avanti e quella di partecipare alla espirazione forzata.

Il retto dell’addome costituisce il fascio di fibre muscolari più superficiali nel corpo umano

  • Muscolo obliquo dell’addome

Origina dalle costole e si inserisce, in diversi punti, alle ossa laterali del bacino e al muscolo retto dell’addome.  La sua funzione è quella di stabilizzare il retto e quella di ruotare il busto nei due lati.

Le vertebre della colonna lombare hanno una buona escursione articolare durante l’inclinazione laterale, anteriore e posteriore del busto.  Il disco che è posto tra le vertebre è, così, in grado di accomodarne i movimenti fungendo da ammortizzatore delle forze che si scaricano sul tratto lombare della colonna.

La rotazione, invece, è il movimento che è maggiormente limitato nelle vertebre lombari, a causa della loro conformazione anatomica, che non conferisce più di 1 grado di movimento in torsione, proprio perchè i dischi tra le vertebre non sono in grado di sopportare meccanismi di torsione.

Nel caso dell’ernia lombare, e se non si avverte dolore durante la espirazione forzata, sarà bene prendere spunto dagli esercizi indicati nel mio video, che si basano prevalentemente sulla funzione respiratoria dei muscoli addominali.

In questo modo saranno coinvolte tutte e tre le parti anatomiche indicate in precedenza, ma mantenendo il busto eretto e sfruttando solo la respirazione. I dischi intervertebrali non saranno così costretti a sopportare carichi eccessivi (specie in torsione del busto) mentre i muscoli addominali potranno essere rinforzati ed allenati in sicurezza anche da tutti coloro che soffrono di ernie alla colonna vertebrale.

Provate gli esercizi e verificatene l’efficacia.

Alla prossima!

ADDOMINALI PER DIMAGRIRE? SFATIAMO UN MITO!

Cari lettori,

Oggi parliamo di un argomento molto discusso proprio perchè altrettanto diffuso: Gli esercizi per gli addominali e il dimagrimento.

Sarà vero che fare tanti esercizi per gli addominali “scioglie” il grasso sul girovita?

Come mai girano ancora parecchie leggende metropolitane legate al dimagrimento (localizzato, che – è stato dimostrato – non esiste? ) ed all’esercizio fisico?

Qualche volta mi imbatto ancora in qualche programma di televendita di prodotti o attrezzi miracolosi alla Jane Fonda dal sapore tutto anni ’80, ma che fanno storcere il naso a chi di biomeccanica del movimento davvero se ne intende.

Oggi ho deciso di trasmettervi qualche infarinatura sull’azione biomeccanica dei muscoli del tronco, per andare a capire come in effetti gli addominali in sè cooperino in misura nettamente minore all’esecuzione dei classici esercizi da terra.

Sarà interessante (e anche divertente) scoprire come ben altri muscoli siano coinvolti nei due esercizi classici che ora analizzeremo.

1) Sollevamenti del busto da terra (o “crunches” da terra)

Muscoli coinvolti in questo esercizio, in ordine di importanza nell’intervento:

a) Muscoli anteriori del collo: 80% del movimento, per interessamento della parte alta del busto nel sollevamento

b) Muscoli anteriori del bacino e profondi dell’addome (muscoli psoas):, per la stabilizzazione del bacino durante il movimento

c) Muscoli Lombari (Muscolo quadrato dei Lombi) e Muscoli paravertebrali, semispinali e profondi del tronco: per la stabilizzazione e la mobilizzazione della colonna vertebrale durante il movimento

d) Muscoli anteriori delle cosce (Retto del Femore): per la loro inserzione sul bacino, che concorrono alla stabilizzazione del bacino durante il movimento

e) Addominali (Trasverso, retti e obliqui) per il 5-10% del movimento, per la loro funzione di flessione in avanti del tronco e di partecipazione alla espirazione.

Studi di biomeccanica hanno dimostrato, tramite l’utilizzo dell’elettromiografia, la ben poca partecipazione dei muscoli addominali propri all’esecuzione del gesto, che è a carico maggiormente dei muscoli anteriori del collo, muscoli molto forti, deputati al sollevamento del tronco e della testa (inutile dire “Rilassa il collo”: si tratta di un meccanismo del tutto involontario!).

2) Sollevamento delle gambe da terra (o “crunches inversi”)

Muscoli coinvolti in questo esercizio, in ordine di importanza nell’intervento:

a) Muscoli anteriori del bacino e profondi dell’addome (muscoli psoas, molto a contatto con i visceri della parte inferiore addominale), per la loro funzione di portare le cosce al petto (80% di intervento nel movimento)

b) Muscoli anteriori delle cosce (Retto del femore) per la loro inserzione sul bacino e per la loro funzione di avvicinare le cosce al petto (80% del movimento, alla pari dei muscoli psoas)

c) Muscoli lombari (Quadrato dei Lombi, muscoli semispinali e profondi del tronco) per la stabilizzazione della colonna vertebrale e l’avvicinamento degli arti inferiori al busto

d) Muscoli posteriori del collo (Trapezi, Suboccipitali, Lungo del Collo) per la stabilizzazione del tratto cervicale della colonna, anche a causa del peso che grava maggiormente sulla testa

e) Muscoli Addominali (Trasverso, Retto dell’addome, obliqui) per la loro funzione di avvicinamento delle gambe al busto. Non più del 10% totale di intervento nell’esercizio.

Interessante vero?

Qual’è la funzione principale dei muscoli Addominali?

Dal momento che nell’addome sono contenuti tutti i visceri dell’apparato digerente, la funzione principale a carico dei muscoli addominali (soprattutto del Trasverso dell’addome) è di contenimento delle masse viscerali e mantenimento in sede degli organi.

In secondo luogo, cooperando gli Addominali con il Diaframma respiratorio, sono agonisti della espirazione prolungata e forzata (durante uno sforzo per esempio), stabilizzano la colonna vertebrale durante il sollevamento di pesi e concorrono al mantenimento della stazione eretta.

L’altra funzione, ma ben più marginale rispetto a quelle sopra citate, consiste nell’avvicinamento di busto e gambe, ovvero nella classica flessione del tronco in avanti.

Ecco le funzioni degli Addominali.

E fare gli Addominali per dimagrire?

Dopo quanto visto, secondo voi, ha ancora senso ragionare così?

Bibliografia di riferimento:

Busin S, Gnemmi AE, Nicosia N, Suardi C, Zambelli S, Hatfield FC, Fitness la guida completa, Ed Club Leonardo da Vinci, Milano, 2004

Kapandji IA Fisiologia Articolare, Vol.2 Tronco e Testa, Ed Maloine Monduzzi, Parigi, 2004