IL PAVIMENTO PELVICO: CONOSCENZA E PREVENZIONE

Cari lettori,

Questa settimana ritorno su un argomento importante che ho affrontato il mese scorso e che ha riscosso un notevole successo.

Parleremo dei disturbi più comuni che affliggono gli organi e le strutture che sono in relazione con i muscoli del pavimento pelvico, in quali tipi di sport si riscontrano maggiormente e come fare per prevenirli.

Rivediamo brevemente l’anatomia:

Il pavimento pelvico è costituito da diversi strati muscolari che collegano l’osso sacro ed il coccige alle ossa pubiche, che si trovano nella parte più anteriore del bacino. Inoltre, questi fasci muscolari chiudono e sostengono la parte inferiore del bacino e permettono il funzionamento corretto degli sfinteri per l’espulsione dell’urina e delle feci.

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Immaginate che la muscolatura di questa regione del bacino funga da “tappeto elastico”: essa risente, infatti, delle pressioni che derivano dagli organi addominali che si trovano al di sopra (fegato, stomaco, reni, pancreas, milza etc).  Inoltre, i muscoli del pavimento pelvico sorreggono il peso del corpo, che poi si divide grazie agli arti inferiori permettendoci quindi di mantenere la stazione eretta e di camminare.

Questo “tappeto elastico” deve avere una duplice funzione:

a) Elasticità –  per accomodare i movimenti in stazione eretta durante la camminata, la corsa, il salto e tutti i cambi di posizione

b) Forza –  per sostenere gli organi interni e gli sfinteri, che risentono dei cambiamenti continui dovuti ai nostri movimenti

Ruolo complesso ed affascinante allo stesso tempo. Ma per “lavorare” bene, deve essere in equilibrio ed avere soprattutto un’ottima adattabilità in ogni situazione e posizione.

Così come il pavimento pelvico è importante per la salute degli organi interni e per una corretta postura, così esso soffre spesso di  disturbi e di patologie che sono correlate ad una sua mancata elasticità o forza.

Le patologie del pavimento pelvico sono, purtroppo, ancora poco affrontate dal punto di vista della prevenzione in Italia.

L’Europa del Nord e la Francia, invece, rappresentano due regioni geografiche tra le più all’avanguardia nella gestione del paziente afflitto da queste problematiche e nella promozione dei comportamenti che favoriscono la prevenzione.

Vediamo, quindi, le patologie più diffuse del pavimento pelvico ed in quali casi si riscontrano maggiormente:

1. Patologie per deficit di elasticità o lassità del pavimento pelvico

Queste patologie si riscontrano molto spesso nel 40-50% delle donne che hanno partorito e che hanno subìto episiotomia (=un taglio laterale in diagonale, che viene effettuato in prossimità del canale del parto quando vi sono complicanze oppure il bambino non fuoriesce agevolmente)

  • Incontinenza urinaria da sforzo (IUS): Si manifesta con piccole ed irregolari perdite di urina, associate ad un colpo di tosse, uno starnuto, una risata oppure alla corsa o a un salto. Ne soffre quasi la metà della intera popolazione femminile in Italia, anche se rimane spesso un disturbo taciuto. Può compromettere, alla lunga, la qualità della vita della donna stessa, con un abbassamento dell’autostima e della sicurezza di sè.
  • Incontinenza urinaria da urgenza (IUU): Si manifesta con una improvvisa ed urgente necessità di urinare e, quando non è presente in pazienti con deficit neurologici o della vescica, si riscontra abbastanza frequentemente in donne che hanno avuto parti con complicazioni oppure in cui è stata usata la ventosa (questi tipi di parti conducono in alcuni casi, ad un prolasso del collo dell’utero che può condurre a questa forma di incontinenza urinaria). Riduce notevolmente la qualità della vita.
  • Disturbi dello svuotamento della vescica: Avvengono a causa di squilibri a carico dei legamenti che tengono sospesa la vescica e le vie urinarie nella parte più bassa del bacino. Possono portare a frequenti infezioni delle vie urinarie, a stasi di urina in vescica e alla formazione di calcoli in vescica.
  • Emorroidi: Si riscontrano spesso nei maschi, ma anche nelle donne. E’ una patologia frequente. Tra gli sportivi, ne soffrono molto spesso i corridori, i giocatori di pallavolo, di basket, i ginnasti ed i saltatori, proprio perchè queste discipline sportive sono caratterizzate da salti e da cambi di posizione che influiscono molto sull’equilibrio del pavimento pelvico.

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2. Patologie per deficit di forza del pavimento pelvico

Insieme all’incontinenza urinaria da sforzo, rappresentano i disturbi più zittiti nella popolazione, ma sono anche quelli che possono compromettere non solo la sfera psicologica, ma anche quella intima e relazionale.

  • Dispaurenia: E’ il dolore avvertito durante il rapporto sessuale. Può avvenire sia nell’uomo che nella donna. Se non risolta, può minare l’armonia di coppia
  • Frigidità: E’ l’incapacità di provare piacere durante il rapporto sessuale. Fisiologicamente, la muscolatura pelvica si contrae, ma un suo deficit di forza può rappresentare un ostacolo importante alla serenità della coppia
  • Impotenza: Spesso associata nell’uomo a patologie della prostata (prostatite, ipertrofia prostatica, neoplasia prostatica), rimane nell’oscurità perchè se ne parla molto poco. La prostata poggia sulla muscolatura pelvica e risente degli squilibri che possono condurre ad un malfunzionamento di questo organo.

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Passiamo, per concludere, alla prevenzione: Che cosa fare?

1. Consultate un osteopata: L’osteopatia è una disciplina medica manuale, che ristabilisce il corretto funzionamento del corpo in maniera naturale, aiutandolo nel suo processo di auto-guarigione. Valutando la postura ed eventuali squilibri a carico muscolo-legamentoso, si possono risolvere molte problematiche (lombalgia, cervicalgia, difficoltà digestive, insonnia etc)

2. Fate esercizio: Per riequilibrare la muscolatura del pavimento pelvico vi sono alcuni esercizi specifici, che vi avevo già indicato nell’articolo https://toscanonicole.wordpress.com/2014/01/16/la-ginnastica-che-non-si-vede/

3. Approfondite l’argomento: Vi indico un sito autorevole e molto interessante, da cui potete trarre spunti teorici e pratici utili (vi è anche una bibliografia di riferimento). Fatene tesoro: http://www.pelvifit.it/

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Ciò che “non si vede” è ciò che “si sente”

Alla prossima!

 

 

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5 REGOLE FITNESS PER L’ANNO NUOVO

Cari lettori,

Buon Anno a tutti!

Ecco pronti a ripartire nel 2014 con tante idee, energie e voglia di far bene.

Vi invito a leggere la mia intervista su sanihelp.it con i miei consigli Fitness da mettere in pratica per il nuovo anno appena iniziato.

Ricordatevi: la costanza è tutto!

Buona lettura e alla prossima … con altri studi scientifici interessanti!

LA BILANCIA CHE MISURA IL GRASSO? CHE CONFUSIONE!

Cari lettori,

Oggi riprendo un argomento tanto caro a molte donne, da essere ormai diventato argomento di discussione quasi quotidiana nei gruppi su Facebook oppure nei vari forum dedicati alla nutrizione e al dimagrimento.

Un paio di giorni fa, parlando con due miei Clienti, è venuto fuori lo stesso argomento: entrambi sono venuti a conoscenza della famigerata bilancia “misura-grasso” che determinerebbe il loro stato di forma dal punto di vista del grasso corporeo. Alla mia domanda su come mai potesse una bilancia misurare sia l’adipe che l’acqua corporea, i miei Clienti hanno risposto che il test consisteva nel salire su questa bilancia tenendo uno strumento tra le mani che, contemporaneamente, forniva i dati a riguardo dell’acqua corporea.

Questa bilancia sta spopolando non solo nelle palestre e nei centri estetici, ma, cosa a mio avviso più preoccupante, anche negli studi di medici nutrizionisti.

Qualche tempo fa ho descritto nel dettaglio che cosa è l’impedenziometria e a cosa serve e, soprattutto, in che modo la si può inquadrare nel concetto della corretta nutrizione.

Andiamo nuovamente a vedere che cosa attesta la scienza, così capiremo quanta confusione regna ancora sovrana nell’informazione comune e quanto il commercio approfitti di tale “buio” per proporre alle persone test inutili alla corretta stima della composizione corporea, perchè non rispettano i cardini scientifici definiti.

Le motivazioni che devono spingere gli operatori del settore a fornire test e materiali corretti e utili per le persone sono:

  • Identificazione dei rischi per la salute associati ad un’eccessiva riduzione o aumento di grasso corporeo,
  • Identificazione del rischio cardiovascolare legato ad un eccessivo accumulo di grasso nella zona addominale,
  • Promozione della conoscenza relativa alle problematiche inerenti l’aumento o la riduzione di grasso corporeo,
  • Promozione della conoscenza nei cambiamenti della composizione corporea con interventi sulla nutrizione e sull’esercizio fisico,
  • Formulazione di regimi alimentari in funzione della massa magra e non del peso totale.

Quando si decide di entrare in merito all’analisi della composizione corporea, si deve fare riferimento ai modelli scientifici universalmente riconosciuti che permettono una stima del grasso e degli altri compartimenti corporei, fisiologicamente importanti.

A partire dagli anni ’70, quando si sono formulate le prime equazioni per la ricostruzione della densità corporea, sono emersi due modelli di riferimento standard, ovvero il modello bi-compartimentale (che si riferisce alla sola stima di Massa Magra e Massa Grassa) ed il modello tri-compartimentale (che si riferisce alla Massa Magra, alla Massa Grassa ed alla misurazione dell’acqua corporea).

Nel modello tri-compartimentale (che è quello più importante per la stesura di piani alimentari personalizzati), è possibile cercare di misurare le varie componenti della Massa Magra.

In questo caso, la Massa Magra viene suddivisa in:

  • Massa extracellulare: Comprende i legamenti, i tendini, lo scheletro e l’acqua al di fuori delle cellule (che si attesta intorno al 40% dell’acqua corporea totale).
  • Massa cellulare: Rappresenta in sostanza il totale della massa vitale dell’organismo, in grado di concorrere ai processi energetici del corpo. Nell’uomo sano, la massa cellulare corrisponde a circa il 40% del peso corporeo totale.  In questo compartimento è contenuto il 72-74% dell’acqua corporea totale.
  • Acqua totale: L’acqua è il maggior costituente dell’organismo. Per questa ragione, la sua corretta determinazione in percentuale ed in litri è la base per stimare i parametri di buona salute di una persona.  I valori ottimali di riferimento per questo dato variano con l’età e con il sesso ed è da ricordare anche come durante una dieta inadeguata (povera in carboidrati e sbilanciata in proteine) il primo elemento che varia in negativo è l’acqua! Proprio la parte più importante del nostro corpo!
  • Acqua extracellulare: Un indice di benessere basilare dipende dalla corretta distribuzione dell’acqua totale nei compartimenti intra-ed extracellulari.  Molti studi hanno dimostrato che la normo idratazione è presente solo nei soggetti sani e molte volte neppure in questo caso!

L’impedenziometria è la metodica più corretta per la misurazione dell’acqua corporea e per la stima delle varie componenti della Massa Magra.

Questo sistema si è sviluppato partendo da una semplice intuizione di uno studioso parigino, che nel 1886 iniziò a dimostrare come i valori di impedenza fossero determinanti nella diagnosi di malattie anche cancerogene.

A tutt’oggi, l’analisi bioimpedenziometrica si sta affermando sempre più come metodica affidabile, ripetitiva, non invasiva e priva di effetti collaterali, ma attenzione alle campagne pubblicitarie!

Molti sono gli strumenti proposti, ma pochissimi seri ed affidabili!

Le linee guida che stabiliscono l’affidabilità di uno strumento sono:

  • Obiettività: il risultato di un test obiettivo è indipendente dall’esaminatore,
  • Affidabilità: Precisione ed attendibilità.  Devono essere presenti i valori di resistenza e reattanza espressi in Ohm,
  • Validità (valore informativo): la casa produttrice o l’operatore incaricato all’esecuzione dell’esame devono allegare studi scientifici e pubblicazioni riportanti la validità del loro strumento,
  • Ripetitività: Nessuna misura è utilizzabile se non è ripetitiva, e questo deve essere dimostrabile.

Lo strumento deve misurare resistenza e reattanza, e non solo l’impedenza.

Il paziente deve essere posto in posizione supina (a pancia in su), a riposo per almeno 10 minuti, per consentire una corretta ed equa ripartizione dei fluidi corporei. Il test eseguito in piedi è nullo perchè in stazione eretta i liquidi corporei sono tendenzialmente distribuiti maggiormente sulle gambe e meno nel tronco. Risultato: il test è falsificato e non ha alcun valore.

Al paziente devono essere applicati:

  • 2 elettrodi a livello del piede destro. Un elettrodo in prossimità del 3-4 dito e un elettrodo in prossimità del collo del piede.
  • 2 elettrodi a livello della mano destra. Un elettrodo in prossimità del 3-4 dito ed un elettrodo in prossimità della piega del polso, posta sul dorso della mano.

Diffidate dagli strumenti di impedenza che misurano essenzialmente la massa grassa, perchè questo sistema non è stato elaborato per questo, bensì per misurare l’acqua e la massa cellulare!

Fonte:

Busin S,  Gnemmi A. E , Nicosia N, Suardi C, Zambelli S, Hatfield  F.C Fitness la guida completa Edizioni Club Leonardo, Milano, 2004

Rocco S Composizione Corporea. Alea Edizioni, Milano, 2000

Heyward V.H Advanced Fitness Assessment and Exercise prescriptions. Human Kinetics, Champaign, Illinois, 2002