ATTIVITA’ FISICA E SEDENTARIETA’ : LA COMUNICAZIONE EFFICACE

Cari lettori,
Oggi affrontiamo un argomento caro a molte persone che si trovano a dover fare i conti con familiari sedentari e non amanti dell’attività fisica.
In effetti, questa situazione è molto più comune di quanto si pensi e racchiude in sè alcuni aspetti psicologici da non sottovalutare, soprattutto per quanto concerne la comunicazione e la condivisione degli spazi e del tempo libero.
Coinvolgere nell’attività fisica un familiare tendenzialmente pigro è compito assai arduo per molte persone, che, invece, dello sport fanno la loro valvola di sfogo e ne traggono numerosi benefici.  Una comunicazione distorta può, infatti, portare a problematiche familiari anche notevoli, se non ben gestita.
Mi avvalgo, quindi, della preziosa collaborazione della Dottoressa Cristina Selvi, Psichiatra e Psicoterapeuta di Milano, specializzata in una visione integrata della persona, del suo stato di benessere o di malattia. 

Buongiorno Dottoressa Selvi, qual è l’approccio migliore da adottare se vogliamo coinvolgere un nostro familiare pigro a fare un po’ di movimento?

Direi che innanzitutto è indispensabile dare il buon esempio. Ciò significa non solo praticare sport regolarmente ma anche condividere le sensazioni piacevoli e i risultati che si ottengono con la pratica sportiva. Non dovrebbe mai passare il messaggio di una fastidiosa fatica da sopportare quanto quello di un impegno che porta a buoni risultati fisici e benessere psichico. Cosa peraltro verissima e provata da molti studi scientifici.

Quali sono, secondo Lei, le parole migliori da scegliere per comunicare efficacemente?

 I messaggi che vogliamo comunicare passano poco attraverso le parole che usiamo. La gran parte della comunicazione avviene a livello non verbale e quindi avviene attraverso l’osservazione di come ci comportiamo e come viviamo.

Per questo alle nostra parole va sempre accompagnato un atteggiamento positivo e tranquillo nei confronti dello sport. Ritengo sia anche importante dare valore a ciò che pensa e prova la persona che si trova in un momento di sedentarietà, come per esempio riconoscere che a volte ci si può sentire stanchi o demotivati e condividere le difficoltà che possiamo avere incontrato noi all’inizio della nostra pratica.

E’ vero che essere categorici e risoluti produce risultati positivi nei confronti della persona che vogliamo coinvolgere?

 Risoluti sì, nel senso che abbiamo inteso prima e cioè sicuri e convinti del fatto che stiamo dando un consiglio buono e che ha portato molti benefici a noi stessi.

Categorici anche ma mai impositivi, mai giudicanti, mai svalutanti sulla difficoltà che la persona sta vivendo a prendersi cura di sé.

Quali attività è meglio scegliere per coinvolgere una persona pigra senza “traumatizzarla”?

La parola trauma mi sembra particolarmente adatta in questo contesto. Il trauma è un’esperienza sia fisica sia psichica, con connotazioni negative e come tale ci tiene lontani da ciò che la ha generata. Per questo motivo è importante che lo sforzo fisico, soprattutto all’inizio, quando corpo e mente non sono ancora abituati, sia il più possibile tollerato dal corpo, e questo è compito del preparatore o del trainer che può sincronizzarsi con gli esercizi che il soggetto percepisce come più fattibili e meno difficili per lui da eseguire. In questo modo si evita anche l’aspetto traumatico e demotivante a livello psicologico. In fondo, in una persona sedentaria, il primo obiettivo è farla muovere, ci sarà poi tutto il tempo per affinare sempre più le tecniche di allenamento, una volta che il ghiaccio è rotto.

Qual’è il comportamento migliore da adottare per far sì che l’altra persona sia costante nella pratica dell’attività fisica?

Penso che sia utile il rinforzo dall’esterno, il riconoscimento dell’impegno e la condivisione dei risultati, anche piccoli, ottenuti. Questo fino a che la motivazione non diventerà un fattore interno all’individuo e ciò accadrà sicuramente nel momento in cui comincerà ad apprezzare dei cambiamenti. Questi avverranno non solo a livello fisico ma soprattutto a livello delle sensazioni che vengono dal corpo, come un maggiore livello di energia sia fisica che mentale, una maggiore sensazione generale di forza, benessere e sicurezza in sé.

E’ provato, come ricordavo prima, che durante la pratica sportiva avvengono una serie di modifiche a livello psico-neuro-immuno-endocrino e metabolico che generano benessere, ad esempio attraverso la produzione di endorfine che sono molecole prodotte sotto sforzo e che agiscono sui recettori degli oppiacei, dandoci euforia e benessere psichico.

Ringrazio la Dottoressa Selvi per i consigli e vi invito a visitare il suo sito www.cristinaselvi.it , dove potrete anche iscrivervi alla newsletter e ricevere tutti gli articoli in ambito psicologico direttamente nella vostra mail.

Mente e corpo: il binomio perfetto!

Annunci

CATTIVA DIGESTIONE? IL COLPO DI FRUSTA UNA DELLE CAUSE

Uno dei sintomi più comuni che si riscontra tra le persone è la cattiva digestione, ovvero la cosiddetta dispepsia.

Per dispepsia si intende un rallentato svuotamento gastrico dopo i pasti, associato a sensazione di gonfiore all’addome, precoce senso di sazietà e talora eruttazioni e dolore nell’area dello stomaco.

Tale sintomo frequentissimo poggia le sue origini su condizioni patologiche che lo scatenano, come per esempio il reflusso gastroesofageo (reflusso di materiale acido dallo stomaco in esofago), oppure la gastrite (infiammazione della mucosa dello stomaco, dovuta a fattori aggressivi come caffè, fumo o alcool).

Per questa ragione, i medicinali antiacido la fanno da padroni nella popolazione: zittiscono il sintomo, talvolta però senza indagarne la causa.

L’Osteopatia – disciplina medica manuale che si occupa del riequilibro dell’organismo in toto tramite manipolazioni muscoloscheletriche e tessutali – va a fondo e, possibilmente, rinunciando all’ausilio di farmaci, indaga sull’origine dei sintomi che i pazienti riportano durante la seduta.

Si è visto che una delle cause frequenti che portano cattiva digestione è il colpo di frusta, sia esso recente o anche di vecchia data. Perchè proprio il colpo di frusta?

Consideriamo inizialmente la situazione dal punto di vista dell’organo più coinvolto nel colpo di frusta: il fegato.

Il fegato è posto nella parte superiore dell’addome, in parte appena sotto le ultime costole di destra e ricopre la parte finale dello stomaco e la parte iniziale del duodeno. E’ “appeso” al diaframma tramite tre legamenti fibrosi (due laterali ed uno centrale) che ne costituiscono uno dei mezzi di fissità.

I due legamenti laterali, però, ne conservano anche una determinata mobilità, favorendone una bascula in avanti e indietro. E’ interessante considerare come la mobilità di ogni organo venga conservata, perchè favorisce un miglior afflusso di sangue alla sua parete che ne definisce il buono stato di salute.

Durante il colpo di frusta il corpo subisce una brusca spinta indietro seguita da un’altra, più forte, di contraccolpo in avanti. La prima fase dell’incidente porta il collo in forte estensione all’indietro, mentre la seconda fase costringe la cervicale ad una brusca flessione in avanti e fissa il fegato in alto sotto il diaframma, diminuendone di molto la mobilità.

E’ così che i due legamenti laterali sospensori del fegato si trovano accorciati in uno stato di forte tensione che mantiene il fegato eccessivamente “incastrato” sotto il diaframma.

Risultato: Una ridotta mobilità del fegato comporta una ridotta vascolarizzazione d’organo, un suo drenaggio diminuito e, a lungo andare, può influenzare negativamente sulla produzione di bile sia da parte del fegato stesso, che da parte della colecisti che è applicata proprio sotto la parete inferiore del fegato.

La bile, infatti, concorre, insieme ai succhi secreti dal pancreas, alla emulsione dei grassi assunti con gli alimenti ed alla ulteriore scissione delle proteine nei loro mattoni costitutivi (gli aminoacidi). La cattiva digestione è anche dovuta ad un’alterazione di queste delicate reazioni biochimiche che avvengono nell’apparato digerente.

Se avete subito un colpo di frusta, affidatevi ad un Osteopata, che potrà controllare lo stato di salute dei vostri organi interni, ed in particolar modo di fegato e colecisti.

Magari vi troverete a non dover più assumere antiacidi e starete bene in maniera naturale!