La ginnastica che “non si vede”

Cari lettori,

Prendo spunto da una materia d’esame studiata per l’Università e da approfondimenti fatti per introdurre un tema “caldo”, ma purtroppo molto poco dibattuto.

Lo sapete che non tutti gli esercizi fisici “si vedono” ?

Sì, proprio così: esistono alcuni muscoli, piccoli, in verità, ma non per questo meno forti, che regalano notevoli soddisfazioni nella coppia. Ora, salvo censure, mi preme sottolineare che sono stati pubblicati molti studi scientifici a riguardo dei muscoli del pavimento pelvico, che pare abbiano un’influenza positiva su una sana vita sessuale con il/la proprio/a partner.

Prima di addentrarci nel cuore dell’argomento (prometto, nulla di scabroso in sè), qualche cenno all’anatomia della regione del pavimento pelvico.

Immaginiamo un tappeto elastico posto nella parte inferiore del bacino, la cui funzione è quella di contenere i visceri addominali (intestino, vescica, utero, nella donna) e di permettere un buon ritorno venoso dagli arti inferiori al cuore.

L’immagine mostra la composizione della muscolatura del pavimento pelvico, vista dall’alto.

Il pavimento pelvico si estende dal davanti al dietro, dal pube all’osso sacro e offre appoggio all’utero (nella donna), alla vescica , al retto e alla prostata (nell’uomo).

Alcuni muscoli di fondamentale importanza sono:

  • Muscolo elevatore dell’ano:

Contraendosi, eleva lo sfintere dell’ano ed ha funzione contenitiva attiva nel contenimento delle feci e dei gas intestinali

  • Muscolo pubo-coccigeo:

A mo’ di “fionda”, aiuta nel sostenimento dell’uretra e previene fastidiosi rilassamenti della vescica, che potrebbero condurre a patologie quali l’incontinenza urinaria (=perdita di piccole quantità di urina dopo un colpo di tosse o uno sforzo)

  • Muscolo bulbo-cavernoso:

La sua contrazione migliora la soddisfazione durante il rapporto sessuale ed aumenta la percezione gradevole sia nell’uomo che nella donna.

L’articolo allegato dimostra uno studio effettuato in donne, cui sono stati prescritti esercizi riabilitativi della muscolatura del pavimento pelvico. Agli esercizi è stato abbinato un questionario sulla qualità della vita sessuale, che è stato compilato prima e dopo lo studio pilota.

Le donne sottoposte agli esercizi specifici (di Kegel) sono state messe a confronto con un gruppo di controllo, cui, invece, non sono stati somministrati tali esercizi.

La performance muscolare è stata misurata tramite elettromiografia (EMG)

I risultati sono stati sorprendenti e hanno dimostrato un notevole miglioramento non solo della forza muscolare nelle donne che hanno eseguito gli esercizi, ma la vita sessuale ne ha tratto molto giovamento in termini di qualità del rapporto e di miglioramento della qualità della vita!

Ebbene, a chi sono rivolti allora gli esercizi rieducativi di Kegel per il pavimento pelvico e come si eseguono?

La risposta è: A TUTTI !

Personalmente consiglio gli esercizi a giovani atlete (ginnaste, corridori di atletica leggera, pallavoliste), a giovani atleti maschi (calciatori, corridori, rugbisti), alle future mamme, alle neomamme ed alle signore che si approcciano alla menopausa.

Al di là della prevenzione di patologie importanti come la già citata incontinenza urinaria, non va dimenticata la disfunzione erettile nell’uomo, che può dipendere anche da uno squilibrio nella muscolatura del pavimento pelvico.

Ben conscia del fatto che se ne parli poco (per pudore o per difesa personale), trovo invece che sia utile diffondere la consapevolezza di un corretto utilizzo anche della muscolatura meno visibile ma non per questo meno importante: tante coppie possono trarne beneficio, tanti sorrisi possono aumentare su tanti volti, e tanta salute può migliorare nelle case!

Come si fanno gli esercizi?

Ne propongo un paio:

1) Contrazione base : Ritagliatevi un momento tranquillo durante la giornata o la sera. Sdraiati a pancia in su, gambe piegate e piedi in appoggio a terra. Ponete le mani sull’addome.  Inspirate nel naso gonfiando l’addome. Espirate dalla bocca sgonfiando l’addome e contraendo la muscolatura della vagina (per le donne) e dell’ano per l’uomo. Abbiate cura di non contrarre i muscoli addominali durante l’esecuzione.

2) Contrazioni piccole e veloci: Stessa posizione dell’esercizio precedente.  Inspirate gonfiando l’addome. Espirate sgonfiando l’addome ed eseguite delle piccole contrazioni, come se voleste prendere delle ciliegie.

Bastano 10 minuti al giorno per vedere significativi miglioramenti anche nella qualità della vita di coppia.

Comunicazione, condivisione ed apertura mentale sono ingredienti fondamentali per approcciarsi a questa disciplina ancora poco conosciuta ma tanto utile.

Provate e … diffondete l’informazione !

Alla prossima!

Fonte:

A quantitative approach to measure women’s sexual function using electromyography: A preliminary study of the Kegel exercise
Mas Mohktar, Fatimah Ibrahim, Nur Mohd Rozi, Juhaida Mohd Yusof, Siti Anom Ahmad, Khong Su Yen, Siti Omar
Med Sci Monit 2013; 19:1159-1166

Link

5 REGOLE FITNESS PER L’ANNO NUOVO

Cari lettori,

Buon Anno a tutti!

Ecco pronti a ripartire nel 2014 con tante idee, energie e voglia di far bene.

Vi invito a leggere la mia intervista su sanihelp.it con i miei consigli Fitness da mettere in pratica per il nuovo anno appena iniziato.

Ricordatevi: la costanza è tutto!

Buona lettura e alla prossima … con altri studi scientifici interessanti!

ZERO CARBOIDRATI: I RISCHI PER LA SALUTE

Cari lettori,

Raccogliendo alcune esperienze di frequentatori di palestre, che decantano a gran voce gli effetti positivi delle diete a basso contenuto di carboidrati, ho pensato di chiedere lumi alla Madre Scienza circa i benefici tanto sottolineati da chi si sottopone a questi regimi alimentari.

Sono andata a curiosare un po’ nella storia degli ultimi anni e scopro che la fonte di tali diete è l’America (guarda caso), luogo in cui regna la cultura fisica che fonda le sue radici nell’immagine della ormai celebre Jane Fonda.

I primi regimi “low-carb”, ovvero a ridotto contenuto di carboidrati, sono la dieta Aktins, la Scarsdale e la South Beach: inizialmente nati tra gli anni ’80 e ’90 come alimentazioni sottoposte a diabetici e cardiopatici, ma poi ben presto inghiottiti dal mostro del marketing, molto potente negli USA, che li ha poi modificati e trasportati negli ambienti Fitness per renderli fruibili al maggior numero di appassionati del sudore.

La domanda che è sorta è: “Ma, a lungo andare, fanno bene queste diete?”

Ho trovato uno studio scientifico molto interessante, che revisiona in toto la “magia” del Sogno Americano e ci riporta con i piedi per terra, sottolineando i rischi per la salute a cui si va incontro, se le abitudini alimentari permangono a zero carboidrati.

Facciamo, quindi, una rapida carrellata insieme dei sintomi più rischiosi:

1. Sintomi iniziali e carenze vitaminiche

Gli effetti indesiderati a breve termine, indotti dalle diete low-carb sono: disidratazione, mal di testa, spossatezza, alterazione del tono dell’umore e – molto importante – riduzione dell’assorbimento di alcune vitamine. Tutto ciò porta, inevitabilmente, ad un alto tasso di abbandono da parte di chi si sottopone a questi regimi, pensando di dimagrire miracolosamente.

L’assorbimento del calcio, così caro alla salute delle nostre ossa, viene drasticamente ridotto, così come quello del ferro, del magnesio, del potassio e della vitamina B. 

A peggiorare le cose ci si mettono anche i disturbi gastrointestinali, tra cui la fa da padrona la stitichezza, che altro non è che il risultato dello squilibrio elettrolitico di potassio e magnesio, che, appunto, non vengono assorbiti correttamente dall’organismo.

Il tono dell’umore ne risente particolarmente: Talamo e Amigdala, i due centri fondamentali di produzione ormonale e di elaborazione delle emozioni, “viaggiano” a carboidrati. La conduzione dello stimolo neurologico è coadiuvata da un corretto apporto glicemico derivato dagli alimenti. Una sua drastica diminuzione si ripercuote sia sulla tonicità del Sistema Nervoso, sia sulla gestione degli stati emotivi.

2. Predisposizione ad alcune forme tumorali

Un gran numero di studi epidemiologici conferma la funzione protettiva di frutta, legumi e cereali integrali contro alcune delle forme tumorali più aggressive, fra le quali ricordiamo il cancro alla mammella, la neoplasia del colon retto, del pancreas e dei polmoni.

Per godere di questi benefici, correlati alla preziosa collaborazione delle sostanze antiossidanti, è necessario consumare ogni giorno una buona quantità di frutta, legumi, cereali integrali e vegetali.  Dal momento che le diete low-carb si associano ad un bassissimo consumo di questi cibi, è stato dimostrato che l’incidenza di queste patologie aumenta nei soggetti che assumono pochi carboidrati dalle fonti alimentari citate.

Alcuni studi hanno dimostrato che l’elevato consumo di carne, come dettato dalle diete low-carb, aumenta del 17% il rischio di contrarre il tumore al colon retto.

3. Diete low-carb e salute ossea

Tutti i regimi a basso contenuto di carboidrati aumentano l’acidità nel sangue, che è dovuta allo smaltimento delle proteine in alta quantità e, soprattutto, delle loro componenti azotate e solforiche (che fanno parte delle catene chimiche degli aminoacidi).

Come fa il corpo ad ovviare a questo inconveniente? Per riportare tamponare il pH sanguigno, viene promossa la mobilitazione di calcio dalle ossa e viene anche ridotto l’assorbimento di calcio dal rene (a causa dell’aumentata acidità sanguigna).

Il binomio tra mobilitazione di calcio dalla matrice ossea e ridotto assorbimento a livello renale può causare una maggior fragilità ossea, che, in alcuni casi, conduce a forme di osteoporosi precoce nella donna e ad un maggior rischio di fratture spontanee (vertebrali, del femore e del polso), che si verificano appunto senza un trauma diretto.

Non dimentichiamo, infine, che la maggior presenza di calcio nelle urine (ipercalciuria) predispone anche alla formazione di calcoli renali, che vengono a formarsi anche per l’elevato contenuto proteico.

Tirando le somme, si può concludere che un regime a zero carboidrati magari può essere sopportabile per 1 o 2 settimane dal nostro organismo, ma superato tale periodo-soglia vanno ad instaurarsi tutti quei meccanismi di difesa che portano a sintomi e patologie anche gravi.

A tutt’oggi, rabbrividisco di fronte a quegli istruttori energumeni palestrati che propongono ai loro clienti diete strampalate, senza alcune base scientifica, nè personalizzazione in base al tipo di soggetto che si trovano ad allenare. C’è da domandarsi se abbiano preso l’abilitazione alla professione del Personal Trainer direttamente da Topo Gigio!

Non mi stancherò mai di ripetere, agli operatori del settore ed ai fruitori di servizi di fitness, il mio pensiero:

Ogni persona è un mondo a sè e su tale costruiamo il benessere – Non in base alle mode, ma allo studio e alla professionalità!

Fonte:

(2006) A. Adam-Perrot, P. Clifton and F. Brouns.Low-carbohydrate diets: nutritional and physiological aspects. Obesity Reviews 7 (1), 49-58.

ATTIVITA’ FISICA E SEDENTARIETA’ : LA COMUNICAZIONE EFFICACE

Cari lettori,
Oggi affrontiamo un argomento caro a molte persone che si trovano a dover fare i conti con familiari sedentari e non amanti dell’attività fisica.
In effetti, questa situazione è molto più comune di quanto si pensi e racchiude in sè alcuni aspetti psicologici da non sottovalutare, soprattutto per quanto concerne la comunicazione e la condivisione degli spazi e del tempo libero.
Coinvolgere nell’attività fisica un familiare tendenzialmente pigro è compito assai arduo per molte persone, che, invece, dello sport fanno la loro valvola di sfogo e ne traggono numerosi benefici.  Una comunicazione distorta può, infatti, portare a problematiche familiari anche notevoli, se non ben gestita.
Mi avvalgo, quindi, della preziosa collaborazione della Dottoressa Cristina Selvi, Psichiatra e Psicoterapeuta di Milano, specializzata in una visione integrata della persona, del suo stato di benessere o di malattia. 

Buongiorno Dottoressa Selvi, qual è l’approccio migliore da adottare se vogliamo coinvolgere un nostro familiare pigro a fare un po’ di movimento?

Direi che innanzitutto è indispensabile dare il buon esempio. Ciò significa non solo praticare sport regolarmente ma anche condividere le sensazioni piacevoli e i risultati che si ottengono con la pratica sportiva. Non dovrebbe mai passare il messaggio di una fastidiosa fatica da sopportare quanto quello di un impegno che porta a buoni risultati fisici e benessere psichico. Cosa peraltro verissima e provata da molti studi scientifici.

Quali sono, secondo Lei, le parole migliori da scegliere per comunicare efficacemente?

 I messaggi che vogliamo comunicare passano poco attraverso le parole che usiamo. La gran parte della comunicazione avviene a livello non verbale e quindi avviene attraverso l’osservazione di come ci comportiamo e come viviamo.

Per questo alle nostra parole va sempre accompagnato un atteggiamento positivo e tranquillo nei confronti dello sport. Ritengo sia anche importante dare valore a ciò che pensa e prova la persona che si trova in un momento di sedentarietà, come per esempio riconoscere che a volte ci si può sentire stanchi o demotivati e condividere le difficoltà che possiamo avere incontrato noi all’inizio della nostra pratica.

E’ vero che essere categorici e risoluti produce risultati positivi nei confronti della persona che vogliamo coinvolgere?

 Risoluti sì, nel senso che abbiamo inteso prima e cioè sicuri e convinti del fatto che stiamo dando un consiglio buono e che ha portato molti benefici a noi stessi.

Categorici anche ma mai impositivi, mai giudicanti, mai svalutanti sulla difficoltà che la persona sta vivendo a prendersi cura di sé.

Quali attività è meglio scegliere per coinvolgere una persona pigra senza “traumatizzarla”?

La parola trauma mi sembra particolarmente adatta in questo contesto. Il trauma è un’esperienza sia fisica sia psichica, con connotazioni negative e come tale ci tiene lontani da ciò che la ha generata. Per questo motivo è importante che lo sforzo fisico, soprattutto all’inizio, quando corpo e mente non sono ancora abituati, sia il più possibile tollerato dal corpo, e questo è compito del preparatore o del trainer che può sincronizzarsi con gli esercizi che il soggetto percepisce come più fattibili e meno difficili per lui da eseguire. In questo modo si evita anche l’aspetto traumatico e demotivante a livello psicologico. In fondo, in una persona sedentaria, il primo obiettivo è farla muovere, ci sarà poi tutto il tempo per affinare sempre più le tecniche di allenamento, una volta che il ghiaccio è rotto.

Qual’è il comportamento migliore da adottare per far sì che l’altra persona sia costante nella pratica dell’attività fisica?

Penso che sia utile il rinforzo dall’esterno, il riconoscimento dell’impegno e la condivisione dei risultati, anche piccoli, ottenuti. Questo fino a che la motivazione non diventerà un fattore interno all’individuo e ciò accadrà sicuramente nel momento in cui comincerà ad apprezzare dei cambiamenti. Questi avverranno non solo a livello fisico ma soprattutto a livello delle sensazioni che vengono dal corpo, come un maggiore livello di energia sia fisica che mentale, una maggiore sensazione generale di forza, benessere e sicurezza in sé.

E’ provato, come ricordavo prima, che durante la pratica sportiva avvengono una serie di modifiche a livello psico-neuro-immuno-endocrino e metabolico che generano benessere, ad esempio attraverso la produzione di endorfine che sono molecole prodotte sotto sforzo e che agiscono sui recettori degli oppiacei, dandoci euforia e benessere psichico.

Ringrazio la Dottoressa Selvi per i consigli e vi invito a visitare il suo sito www.cristinaselvi.it , dove potrete anche iscrivervi alla newsletter e ricevere tutti gli articoli in ambito psicologico direttamente nella vostra mail.

Mente e corpo: il binomio perfetto!

LA SINDROME DA SOVRALLENAMENTO: CAUSE E RIMEDI

Sport e Fitness, se non ben calibrati, possono portare alla lunga ad uno stato di affaticamento sopra la norma, correlata con altri sintomi da non sottovalutare.

Nel settore sportivo e nelle palestre esiste, purtroppo, ancora confusione circa questa problematica che si presenta in forma più o meno eclatante negli atleti e – fatto che fa riflettere – in parecchi frequentatori e frequentatrici dei centri Fitness.

In letteratura scientifica sono stati affrontati numerosi studi circa la Sindrome da Sovrallenamento o OTS (Overtraining Syndrome), sfortunatamente non tutti concordi su risultati e conclusioni per via dell’inevitabile eterogeneità dei gruppi di studio presi in esami e per via dei criteri di inclusione/esclusione; tuttavia, un articolo recente comparso su “Sports Health” del periodo Marzo-Aprile 2012, tenta di dissipare la nebbia su questo tema e dà importanza ai sintomi ed alle linee guida relative a questa sindrome.

L’obiettivo del mio articolo è di definire la Sindrome da Sovrallenamento, chiarirne i sintomi e dare alcune indicazioni di massima sulla prevenzione di questo inconveniente.

Per Sindrome da Sovrallenamento si intende una diminuita capacità dell’organismo di far fronte ad un aumento del carico e dell’intensità di allenamento, associato ad un’alimentazione e ad un riposo inadeguati.

La scienza ha formulato alcune ipotesi biochimiche che stanno alla base di questa sindrome: Interessante sarà notare la componente psicologica e psicosociale che è molto implicata nei soggetti interessati.

1. Ipotesi Muscolare

Si stima che quantità inferiori di glicogeno (zuccheri) intramuscolare possano giocare un ruolo negativo nell’espressione della performance sportiva o della qualità durante un allenamento: in questo modo aumenterebbe il processo ossidativo delle sostanze di scarto prodotte dall’esercizio, a discapito degli aminoacidi ramificati (proteine) che compongono il muscolo. Ciò si traduce a livello neurologico in un’alterata sintesi di quelle sostanze che sono coinvolte nella gestione della fatica. Minore è il livello degli aminoacidi nel muscolo, maggiore la sensazione di affaticamento.

2. Ipotesi Neurologica e alterazione del tono dell’umore

La Sindrome da Sovrallenamento agisce a livello del Sistema Nervoso Centrale, coinvolgendo la Serotonina (uno dei principali neurotrasmettitori). In questo modo, l’organismo sarebbe più sensibile alle alterazioni di questa sostanza. Questa reazione si traduce in: alterazione del tono dell’umore (nei casi più gravi anche depressione), irregolarità del sonno, irritabilità, distorsione della realtà ed alterazione del comportamento.

Questo sintomo si traduce negativamente nella vita di relazione, che può essere, quindi, ulteriore fonte di stress.

3. Ipotesi immunologica: La Glutamina e l’infezione delle vie aeree

E’ stato dimostrato che l’aminoacido Glutamina è integrato nelle funzioni immunologiche (di difesa) della cellula, nella sintesi del patrimonio genetico (DNA) e nel bilancio dell’acidità nel sangue.

Si è visto come l’esercizio prolungato oltre l’ora e mezza, sia esso aerobico (corsa, nuoto, bici) che anaerobico (pesi ed allenamenti di forza), possa diminuire la concentrazione plasmatica di Glutamina. Questo comporta una minore capacità di difesa dell’organismo contro agenti esterni e si rischia di ammalarsi di più. Alcuni studi hanno, infatti, riscontrato una maggiore incidenza di infezioni delle vie aeree in atleti sovrallenati con recuperi insufficienti tra un allenamento e l’altro.

Interessante è, altresì, l’influenza che lo stato nutrizionale ha sulla quantità di Glutamina presente nel sangue: un’alimentazione che non tenga conto dell’aumentato fabbisogno di nutrienti in un periodo di allenamento intenso, oppure che sia carente in proteine, porterà ad un alterazione di questo importante aminoacido.

4. Ipotesi ossidativa: Lo stress e i radicali liberi

I radicali liberi vengono normalmente prodotti e sono legati soprattutto all’attività fisica.   Quando lo sforzo fisico supera le fisiologiche capacità di adattamento da parte dell’organismo, a causa di un recupero inadeguato, queste sostanze (superoxide, idrogeno perossido, radicali idrossili), vengono prodotte in quantità superiori alla norma e causano uno stato di infiammazione cronica latente nell’organismo, un affaticamento muscolare cronico, associato a costante dolorabilità ed una diminuita espressione della performance atletica.

Gli studi effettuati a proposito hanno evidenziato markers ematici  di radicali liberi superiori negli atleti sovrallenati.

5. Ipotesi Cardiaca

Il Sistema Nervoso Autonomo (quello ciò che noi non possiamo controllare con la volontà) risente anch’esso delle conseguenze di un allenamento strenuo e del mancato recupero.

I sintomi associati vanno dalla depressione, all’affaticamento costante (astenia), fino ad una notevole variabilità della Frequenza Cardiaca misurata al risveglio, che si traduce in una diminuzione dei battiti cardiaci misurati a riposo (bradicardia). In questo caso, sono stati misurati i battiti cardiaci durante il sonno e subito dopo il risveglio. Gli atleti sovrallenati hanno registrato una minor differenza tra le due frequenze cardiache. In pratica, i battiti cardiaci non si alzavano di molto dopo il risveglio.

Questo è dovuto ad un’alterazione del Sistema Nervoso Autonomo che regola, appunto, la frequenza cardiaca.

6. Ipotesi ormonale e alterazione del ciclo mestruale nella donna

Un ulteriore effetto negativo del sovrallenamento è costituito da un mancato equilibrio di quel delicatissimo meccanismo rappresentato dall’asse ormonale ipotalamo-ipofisi-ghiandola secretrice.

Si è visto, tramite uno studio su atlete di sesso femminile, che gli ormoni più colpiti dagli effetti dell’overtraining sembrano essere proprio quelli sessuali – testosterone ed estrogeni – responsabili, nella donna, del corretto svolgimento del ciclo mestruale.

E’ stata riscontrata amenorrea ( = assenza di ciclo mestruale ) nella maggior parte delle atlete prese in esame.

Una irregolare secrezione di estrogeni (gli ormoni femminili che promuovono  la maturazione dell’ovulo e l’inizio del ciclo mestruale) è stata correlata all’insorgenza di fragilità ossea ed osteoporosi precoce nelle atlete agoniste donne.

Benchè gli studi necessitino di ulteriori aggiornamenti ed approfondimenti, questi appena citati sono i meccanismi biochimici ad oggi riconosciuti responsabili della Sindrome da Sovrallenamento.

Le potenziali cause che portano all’espressione delle reazioni organiche appena viste sono:

  • Aumento irrazionale del volume e dell’intensità dell’allenamento, senza un adeguato recupero,
  • Monotonia dell’allenamento,
  • Disturbi del sonno,
  • Stress familiari, lavorativi, relazionali,
  • Malattie recenti .

I sintomi riscontrabili nella Sindrome da Sovrallenamento sono, tra i più frequenti, :

  • Affaticamento,
  • Depressione del tono dell’umore,
  • Mancanza di motivazione,
  • Insonnia,
  • Sensazione di stanchezza immotivata al risveglio,
  • Irritabilità,
  • Irregolarità della Frequenza Cardiaca misurata a riposo (tachicardia/bradicardia),
  • Ipertensione,
  • Mancanza di recupero/riposo insufficiente,
  • Anoressia ed avversione nei confronti del cibo,
  • Perdita di peso,
  • Mancanza di concentrazione,
  • Muscoli doloranti e sensazione di pesantezza agli arti,
  • Ansietà .

Come trattare o prevenire una Sindrome da Sovrallenamento?

  • Privilegiare un buon bilanciamento dell’allenamento in termini di volume ed intensità e non allenarsi per più di un’ora,
  • Periodizzare l’allenamento: alternare periodi più pesanti ad altri di allenamento più leggero e giorni di non-allenamento,
  • Gestione del tono dell’umore e periodizzazione dell’allenamento anche in base allo stato d’animo, tramite un diario d’allenamento che tenga conto anche della condizione psicologica attuale,
  • Ingestione adeguata delle calorie necessarie a fronteggiare il periodo di allenamento: chiedere consiglio ad un nutrizionista dello sport,
  • Adeguata idratazione: bere molta acqua e, ove necessario, supplementare con bevande idrosaline (specie negli sport di resistenza di lunga durata come maratona, triathlon, ultramaratone, ciclismo),
  • Adeguata ingestione di carboidrati (pasta, pane, cereali, frutta) per il ripristino delle scorte di zucchero intramuscolare e nel fegato.

… E in palestra: Mai seguire le “mode” della dieta o dell’allenamento di turno! 

Affidatevi ad un tecnico dell’esercizio esperto, che collabori possibilmente con personale medico; ascoltate i segnali del vostro corpo ed alternate l’allenamento al riposo!

Fonte: PubMed (www.pubmed.org)

Kreher JB, Schwartz JB The Overtraining Syndrome: A practical guide Sports Health, Vol. 4 nr. 2, Mar-Apr 2012

ADDOMINALI PER DIMAGRIRE? SFATIAMO UN MITO!

Cari lettori,

Oggi parliamo di un argomento molto discusso proprio perchè altrettanto diffuso: Gli esercizi per gli addominali e il dimagrimento.

Sarà vero che fare tanti esercizi per gli addominali “scioglie” il grasso sul girovita?

Come mai girano ancora parecchie leggende metropolitane legate al dimagrimento (localizzato, che – è stato dimostrato – non esiste? ) ed all’esercizio fisico?

Qualche volta mi imbatto ancora in qualche programma di televendita di prodotti o attrezzi miracolosi alla Jane Fonda dal sapore tutto anni ’80, ma che fanno storcere il naso a chi di biomeccanica del movimento davvero se ne intende.

Oggi ho deciso di trasmettervi qualche infarinatura sull’azione biomeccanica dei muscoli del tronco, per andare a capire come in effetti gli addominali in sè cooperino in misura nettamente minore all’esecuzione dei classici esercizi da terra.

Sarà interessante (e anche divertente) scoprire come ben altri muscoli siano coinvolti nei due esercizi classici che ora analizzeremo.

1) Sollevamenti del busto da terra (o “crunches” da terra)

Muscoli coinvolti in questo esercizio, in ordine di importanza nell’intervento:

a) Muscoli anteriori del collo: 80% del movimento, per interessamento della parte alta del busto nel sollevamento

b) Muscoli anteriori del bacino e profondi dell’addome (muscoli psoas):, per la stabilizzazione del bacino durante il movimento

c) Muscoli Lombari (Muscolo quadrato dei Lombi) e Muscoli paravertebrali, semispinali e profondi del tronco: per la stabilizzazione e la mobilizzazione della colonna vertebrale durante il movimento

d) Muscoli anteriori delle cosce (Retto del Femore): per la loro inserzione sul bacino, che concorrono alla stabilizzazione del bacino durante il movimento

e) Addominali (Trasverso, retti e obliqui) per il 5-10% del movimento, per la loro funzione di flessione in avanti del tronco e di partecipazione alla espirazione.

Studi di biomeccanica hanno dimostrato, tramite l’utilizzo dell’elettromiografia, la ben poca partecipazione dei muscoli addominali propri all’esecuzione del gesto, che è a carico maggiormente dei muscoli anteriori del collo, muscoli molto forti, deputati al sollevamento del tronco e della testa (inutile dire “Rilassa il collo”: si tratta di un meccanismo del tutto involontario!).

2) Sollevamento delle gambe da terra (o “crunches inversi”)

Muscoli coinvolti in questo esercizio, in ordine di importanza nell’intervento:

a) Muscoli anteriori del bacino e profondi dell’addome (muscoli psoas, molto a contatto con i visceri della parte inferiore addominale), per la loro funzione di portare le cosce al petto (80% di intervento nel movimento)

b) Muscoli anteriori delle cosce (Retto del femore) per la loro inserzione sul bacino e per la loro funzione di avvicinare le cosce al petto (80% del movimento, alla pari dei muscoli psoas)

c) Muscoli lombari (Quadrato dei Lombi, muscoli semispinali e profondi del tronco) per la stabilizzazione della colonna vertebrale e l’avvicinamento degli arti inferiori al busto

d) Muscoli posteriori del collo (Trapezi, Suboccipitali, Lungo del Collo) per la stabilizzazione del tratto cervicale della colonna, anche a causa del peso che grava maggiormente sulla testa

e) Muscoli Addominali (Trasverso, Retto dell’addome, obliqui) per la loro funzione di avvicinamento delle gambe al busto. Non più del 10% totale di intervento nell’esercizio.

Interessante vero?

Qual’è la funzione principale dei muscoli Addominali?

Dal momento che nell’addome sono contenuti tutti i visceri dell’apparato digerente, la funzione principale a carico dei muscoli addominali (soprattutto del Trasverso dell’addome) è di contenimento delle masse viscerali e mantenimento in sede degli organi.

In secondo luogo, cooperando gli Addominali con il Diaframma respiratorio, sono agonisti della espirazione prolungata e forzata (durante uno sforzo per esempio), stabilizzano la colonna vertebrale durante il sollevamento di pesi e concorrono al mantenimento della stazione eretta.

L’altra funzione, ma ben più marginale rispetto a quelle sopra citate, consiste nell’avvicinamento di busto e gambe, ovvero nella classica flessione del tronco in avanti.

Ecco le funzioni degli Addominali.

E fare gli Addominali per dimagrire?

Dopo quanto visto, secondo voi, ha ancora senso ragionare così?

Bibliografia di riferimento:

Busin S, Gnemmi AE, Nicosia N, Suardi C, Zambelli S, Hatfield FC, Fitness la guida completa, Ed Club Leonardo da Vinci, Milano, 2004

Kapandji IA Fisiologia Articolare, Vol.2 Tronco e Testa, Ed Maloine Monduzzi, Parigi, 2004

COSA PENSO MENTRE CORRO

Oggi, cari lettori, ho pensato di farvi un regalo: siete in tanti a seguirmi qui sul Blog, poi sui vari social network e sul mio Canale YouTube ‘Nicole Toscano’!

Voglio ringraziarvi per il vostro affetto e la fiducia e così vi racconterò qualcosa di me … qualche sprazzo qua e là di alcuni miei pensieri, sbirciando “dietro le quinte” delle mie giornate.

Molti di voi che mi seguono sono miei Clienti e quindi mi conoscono già da tempo, altri di voi invece hanno avuto modo di conoscermi su internet tramite Facebook, Twitter, Google etc. e saprete certamente che, oltre ad essere una Personal Trainer di professione, sono anche un’atleta ed un’amante dello sport, in particolar modo della corsa.

Scambiando due parole con qualcuno di voi, ogni tanto salta fuori la domanda: “Ma tu come fai a fare tutto quello che fai? Tra lavoro, studio, allenamento … dove lo trovi il tempo per riposarti?”

Ebbene, oggi vi racconto dove trovo il tempo per incastrare tutto  e per, vi sembrerà paradossale ma è così, riposarmi almeno mentalmente.

La mia salvezza è la CORSA: senza di lei sarei probabilmente annientata dai mille pensieri che quotidianamente (e talvolta anche di notte ahimè) affollano il mio cervello trafficato peggio di Manhattan all’ora di punta.

Non crediate che per me sia tutto rose e fiori: anch’io ho i giorni “no”, i giorni “ni”, i giorni “wow” e i giorni da riporre letteralmente nel cassetto …

Ma, mentre corro, sì proprio mentre ce la metto tutta tra tempi, distanze, gambe, sudore e passione, è proprio lì che i miei pensieri passano da uno stato di caos assoluto tipo l’origine della Materia Universale ad uno stato di quiete ed ordine che farebbe invidia al Buddha più illuminato (almeno questa è la mia percezione !!)

Ore 5 del mattino: suona la sveglia, opportunamente impostata con suoneria “uccellini nella natura” per evitare i miei raptus omicidi al famigerato marchingegno che mi dà il “buongiorno” all’alba.

“Santo Cielo, oggi tocca ai 5000 mt di corsa … è già è martedì… noooo!”   Rooonf…”Forza alzati….sì ma come….ho i dolori muscolari….sembro una vecchietta…” Rooonfff  “Via!”

Colazione: bianco d’uovo, bresaola, una fettina di pane, caffè in endovena e si parte!

“Ok allora oggi 5000: quanto ho fatto martedì scorso?” Stretching, riscaldamento…. “Nooo oggi proprio non ce la posso fare, non ho voglia!”  2 km di riscaldamento corsa lenta “Che mal di gambe…uff…ok dai inizia col riscaldamento almeno sei in strada!”

Orologio pronto “Dai che son solo 5 giri di parco….oggi è veloce, poi torni a casa, colazione, caffè …. oggi quanti Clienti ho?”

Si parte sparati a chiudere i 5000 mt con un tempo migliore: “Settimana scorsa li ho fatti in 22’35″…sì ma avevo le gambe a pezzi…oggi…bah….ah già dopo devo mandare la mail al mio Cliente e poi devo rispondere al messaggio per l’appuntamento….ma sono solo al primo giro??”

Comincio ad entrare in sintonia tra respiro, gambe, mente e ritmo di corsa “Beh dai pensavo peggio…comincio a girare….che video devo registrare oggi? E quella ragazza su Facebook, che mi parlava degli addominali da fare in ufficio…sì sì ricordati quello! Devi fare un video sugli addominali in ufficio. Allora oggi registro alle 14….no alle 15..ok, poi devo andare in palestra…”

Un’occhiatina al tempo: primo km chiuso in 5′ “No cavolo, sei troppo lenta! Vai!!”

Meglio il secondo km “Che fatica…dai però oggi devo mettercela tutta!” “Ok allora questa settimana sono pronti 8 video per novembre, bene, devo registrarne almeno altri 4 domani…..ginnastica in gravidanza….ufficio ….. postura……”

“Ah già oggi viene il mio nuovo Cliente, bene! Ok allora 4 video, 5 Clienti più il mio nuovo ok ci siamo!”

Metà allenamento: “Non azzardarti a guardare l’orologio…lo guardi solo alla fine dell’ultimo giro!” “Oggi va in onda la mia rubrica, ok…. poi giovedì l’altra…. ok….Devo dare un’occhiata al calendario delle lezioni in Università dopo a pranzo…”

Quasi al termine dell’allenamento: “Bene dai che ci sei, il grosso è fatto dai dai corri!! 4 video, 5 Clienti, nuovo Cliente, calendario Università, ok alla grande! Dai ultimo giro!!”

“Dopo chiamo la Mamma e passo in negozio dal Papà….ah sì oggi la Mamma è a casa allora la trovo lì, bene….dai è quasi finita…ultimi 500 metri a tutta!!

Gambe, respiro, cuore, tutto gira all’unisono pur nella fatica dell’ultimo giro. Vado, sono focalizzata, punto dritto alla fine del mio percorso che decreta il termine dell’allenamento di oggi….Improvvisamente divento una cosa sola con me stessa, corpo e mente si armonizzano, non c’è più alcun pensiero per qualche secondo, solo la gioia di aver concluso l’allenamento di corsa…SILENZIO PURO E CORSA, ascolto i miei passi, sento i miei piedi, le mie caviglie, braccia, gambe, rilasso i muscoli del collo…

Ultimi 500 metri, un’occhiata all’orologio: 21’50” ??? Veramente?? Dai dai corri!!

Chiudo i 5000 in 22’10″….ultimi passi, stop all’orologio ….GIOIA PURA.

E pensare che avevo sonno e non avevo voglia…e tante cose da fare …

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